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Affidamento dei minori, quando l’affido condiviso quando quello esclusivo

I rapporti di coppia sono difficili: mantenere in vita una relazione per tanti anni comporta inevitabilmente
dei compromessi frutto delle diversità caratteriali fra gli esseri umani. Questa difficoltà è sempre esistita,
tuttavia in passato le famiglie, o almeno la maggior parte, rimanevano unite, pur fra mille contrasti talvolta
seppelliti sotto dissapori non espressi o comunque non in modo esplicito. La tendenza sociale degli ultimi
decenni, invece, è quella che vede un sempre maggior numero di matrimoni naufragare e concludersi con
separazioni e divorzi, talvolta anche burrascosi.

La separazione e le sue conseguenze

Quando due coniugi si separano, le conseguenze sono spesso complesse: a parte le ovvie difficoltà umane
ed emotive che possono nascere in seguito a quello che è a tutti gli effetti un evento traumatico, con una
intera vita da dividere e far ripartire da single, la realtà si complica in modo decisamente più importante
quando dall’unione dei due partner sono nati dei figli. In questo caso ovviamente la situazione va gestita,
sia da un punto di vista umano per aiutare i bambini o i ragazzi a superare la difficoltà di accettare una
nuova vita in cui i propri genitori sono separati, ma anche dal punto di vista dell’affidamento dei minori. La presenza di figli minori rende ancor più difficile la gestione di una situazione che è già molto complessa di suo.

L’affido condiviso

In caso di totale accordo fra i genitori questa procedura risulta abbastanza agevole. Qualora invece manchi
l’accordo fra i due ormai ex coniugi, è necessario l’intervento del giudice. Il nostro codice parte dal principio che la responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Quindi, anche quando un matrimonio termina, si deve prediligere sempre l’affido condiviso con una equilibrata suddivisione delle responsabilità dei genitori e la permanenza del figlio alternativamente presso ciascun genitore.

L’affido esclusivo

I problemi sorgono quando ci si trova dinanzi all’incapacità genitoriale di uno dei due soggetti. Si parla in
questo caso di affidamento esclusivo, e deve essere previsto dal giudice in via residuale solo quando l’affido
condiviso sia contrario all’interesse del figlio. Va detto che la decisione del giudice deve comunque essere
motivata, e deve essere legata ad elementi quali il disinteresse di uno dei due genitori nei confronti del
figlio, il fatto che ostacoli il rapporto con l’altro genitore o non abbia relazioni adeguate con il figlio, il
mancato adempimento dell’obbligo di mantenimento.

Con l’affidamento esclusivo del figlio, l‘esercizio della responsabilità genitoriale è assegnato ad uno solo dei
genitori, ma anche in questo caso le scelte di maggiore interesse per il figlio devono essere prese da
entrambi. Per le scelte riguardanti l’ordinaria amministrazione, invece, queste verranno prese dal genitore
affidatario in via esclusiva. Il genitore affidatario in via esclusiva, inoltre, verrà privilegiato in sede di assegnazione della casa familiare.