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Batosta per i fumatori: da oggi prezzi sigarette alle stelle. Ecco gli aumenti di costo per ogni marca

Fumare da oggi costa di più. Come previsto dalla manovra di bilancio, sono scattati dal 18 febbraio 2020 nuovi rincari su tabacchi e sigarette. Un aumento giustificato per scoraggiare i fumatori e a tutela della salute, ma che in realtà ha lo scopo di fare cassa. Nel mirino del fisco sono finiti quest’anno i filtri e le cartine da fumo, quelle che si usano per arrotolare il tabacco microtrinciato per i fumatori fai da te. Dal 2020 il prelievo sarà pari a 0,0036 euro per ogni pezzo contenuto nella confezione che corrisponde a 11 centesimi in più per una confezione di 32 cartine.

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Aumentano i prezzi anche delle sigarette. Infatti oggi l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha corretto al rialzo il costo di alcuni marchi. In media gli aumenti saranno compresi tra i 10 e i 20 centesimi di euro. Non tutte le marche saranno coinvolte, ma solo un determinato numero: tra i marchi coinvolti dal rincaro ci saranno ad esempio Marlboro e Philip Morris.

Ecco l’elenco dei marchi di sigarette sottoposti al rincaro.

821, bianca, blu, camouflage e rossa: 4,60 euro
AUSTIN blu e red: 4,60 euro
AUSTIN verte: 4,70 euro
CHE e CHE blanco: 4,80 euro
CHESTERFIELD Blue 100’s, Blue KS, caps twice, Silver Blue, KS: 5 euro
ELYXIR: 4,70 euro
FUTURA: 4,80 euro
L&M: classica e blu 5 euro
MARLBORO: 100s, BLUE line, Blue Advance, Fuse Beyond. Gold: 5,90 euro
MARLBORO GOLD: pocket pack 4,90 euro
MARLBORO: Gold Touch: 5,60 euro
MERIT: 5,50 euro
MULTIFILTER: 5,90 euro
MURATTI: 5,90 euro
PHILIP MORRIS: classic SSL blue e rossa 5,90 euro
PHILIP MORRIS: azure, blue, filter Kings, red, blue e rod 100’s, beige, white: 5,20 euro

I rincari del tabacco

Ma a rincarare è anche il tabacco in generale con aumenti pari a 5 euro al chilo dell’accisa minima sui tabacchi lavorati a cui si aggiunge l’incremento dell’onere fiscale minimo dal 95,22% al 96,22%. La legge di bilancio ha previsto poi nuove aliquote delle accise per tutte le tipologie di tabacchi lavorati (sigari, sigaretti, sigarette al tabacco trinciato ecc.) nella misura seguente:

  • sigari 23,5%;
  • sigaretti 24%;
  • sigarette 59,8%;
  • tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette 59%;
  • altri tabacchi da fumo 56,5%;
  • tabacchi da fiuto e da mastico 25,28%.

Tutto ciò ha prodotto inevitabili rincari sul prezzo finale dei pacchetti di sigarette al consumatore finale. L’imposta – spiega la legge – “è dovuta dal produttore o fornitore nazionale o dal rappresentante fiscale del produttore o fornitore estero all’atto della cessione dei prodotti alle rivendite”, cioè ai tabaccai, i quali si vedranno costretti ad aumentare il costo dei prodotti al consumatore finale. In Italia, i guadagni dello Stato sul fumo sono tra i più bassi del vecchio continente, appena il 2,8% delle entrate totali. Secondo la commissione europea il Bel Paese è tra quelli considerati a media tassazione.

La protesta dei produttori di sigarette

Gli aumenti per i costi del tabacco erano stati preventivati in misura maggiore inizialmente e avrebbero dovuto colpire anche le sigarette elettroniche. Poi, su pressioni giunte da più parti, i rincari sono stati mitigati. In particolare è stato Agrinsieme che ha prospettato al Parlamento il rischio di pesanti ricadute sui tabacchicoltori, oltre che sui rivenditori.

“Occorre riequilibrare la struttura della tassazione attraverso un trattamento coerente ed equo di tutti i prodotti del mercato dei tabacchi lavorati, senza penalizzare nessuna categoria” – ha sottolineato l’associazione –. Per questo Confagri ritiene che l’aumento di gettito da tabacco, previsto con un inasprimento delle accise su quello tradizionale, vada mitigato a tutela della filiera attraverso un parallelo aumento delle accise sul tabacco riscaldato, ad oggi molto più basse in virtù di una presunzione di minor dannosità che non ha riscontri scientifici.

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