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Bollette della luce troppo care? State pagando l’Iva non dovuta. Controllate subito e chiedete il rimborso fino a 5 anni

Bollette della luce troppo care? State pagando l’Iva non dovuta. Controllate subito e chiedete il rimborso fino a 5 anni

Come tutti sappiamo il costo delle bollette della luce dipende solo in parte dal consumo effettivo. A pesare su quanto paghiamo ci sono le imposte, come l’Iva, e le accise. L’Iva si paga sul valore economico del servizio nell’aliquota del 10% per le utenze domestiche, mentre l’accisa dipende dalla quantità del consumo di energia espressa in kWh.

Alla fine dei conti i consumatori si trovano a pagare un balzello fisso, che comporta un vero e proprio salasso per il portafoglio per quanto si faccia il possibile per contenere i consumi di energia. La parte più odiosa della bolletta della luce è proprio l’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, che viene applicata alla fine, sul costo complessivo del servizio dato dalla somma di tutte le voci presenti in bolletta, incluse le accise e altri oneri. In questo modo si paga una tassa sulla tassa.

Una vera ingiustizia, di cui si sono accorti anche alcuni giudici che stanno rivoluzionando il sistema di tassazione delle bollette della luce. È il caso di una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Varese, n. 504 del 12 dicembre 2019, che ha stabilito che dalla bolletta va sottratta l’Iva perché sulla base imponibile si pagano già le tasse, i cosiddetti oneri generali di sistema.

Come i giudici hanno spiegato, questi oneri hanno già una natura tributaria pertanto non possono entrare nella base imponibile a cui si applica l’Iva. Infatti, vanno a finanziare le politiche dello Stato, come ad esempio le fonti di energia rinnovabile. Pertanto sono somme pagate dai cittadini per sostenere spese per interessi a beneficio della collettività. Qui sta la loro natura di tributo.

Bollette troppo care: State pagando l’Iva non dovuta. Controllate

Diverso, invece, è il discorso per altri costi addebitati in bolletta, come quelli per il trasporto dell’energia, tramite la rete elettrica, o per la gestione del contatore. In questi casi l’applicazione dell’Iva è legittima. Riguardo agli oneri generali di sistema, poi, la definizione che ne dà l’Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) conferma la tesi dei giudici tributari di Varese. In merito l’Arera parla di componenti per la copertura dei costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale.

Dunque, l’Iva non è dovuta su questa voce di spesa, che va indicata espressamente in fattura con il relativo ammontare. Al momento, quella dei giudici tributari di Varese è una sentenza che dovrà trovare conferma presso la Corte di Cassazione, ma la strada potrebbe essere spianata per evitare di pagare l’Iva su questi oneri e pertanto tagliare i costi delle bollette. In caso affermativo si potrà chiedere alle società elettriche la restituzione delle somme di denaro pagate a titolo di Iva sugli oneri generali di sistema.

In attesa della decisione della Cassazione, gli esperti come Angelo Greco, invitano a mettere in mora le società elettriche inviando una raccomandata A/R con la richiesta di rimborso dell’Iva non dovuta, in modo da bloccare la prescrizione, che dall’inizio dell’anno si è ridotta da 5 a 2 anni.

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