Lavoro Scuola

Il 70% delle Maestre soffre di problemi di Udito. Quando diventa malattia professionale?

Il 70% delle Maestre soffre di problemi di Udito. Quando diventa malattia professionale?

Nel 70% dei casi le maestre delle scuole dell’infanzia soffrono di problemi di udito. Circa la metà di esse non riesce del tutto a comprendere il linguaggio e un po’ meno della metà accusa ipersensibilità al suono.

E’ quanto è emerso da una ricerca dell’Accademia svedese Sahlgrenska, che in seguito a un percorso di studi e ricerche ha fatto emergere un’altissima frequenza di problemi di udito fra le maestre. La notizia è stata rilasciata dall’Ansa.

 

A causa delle urla dei bambini, le insegnanti vengono quindi sottoposte a un grave stress uditivo, fenomeno inevitabile poiché è solo gridando che i bambini più piccoli riescono a comunicare i loro bisogni. Se il rumore nelle industrie causato dai macchinari si può in qualche modo attutire, i ricercatori concordano che i bambini devono comunque essere ascoltati. Anche a scapito dell’udito.

Quando diventa malattia professionale

Alla progressiva e naturale diminuzione dell’udito a causa dell’invecchiamento, si sovrappongono altri danni legati alle condizioni di vita e lavorative. Viviamo infatti costantemente circondati da rumori: passeggiando per strada, accendendo un elettrodomestico in casa, svolgendo determinate attività lavorative. Non tutti sono ugualmente sensibili al rumore, essendovi alcune persone che possono risentire dei suoni particolarmente forti più di altre e riportare dunque, a lungo andare, danni anche gravi.

La diminuzione o la perdita dell’udito (ipoacusia) legate all’attività lavorativa sono definite ipoacusie da trauma acustico cronico e si verificano a seguito dell’esposizione prolungata a rumori con particolari caratteristiche. Si tratta di diminuzioni dell’udito generalmente simmetriche, dunque riguardanti entrambe le orecchie. Quando cessa l’esposizione al rumore, l’evoluzione della sordità si arresta, ma il danno ormai prodotto è irreversibile.

Il danno acustico da rumore può essere prevenuto con opportune misure ambientali e personali (caschi, cuffie, pareti fonoassorbenti, ecc.), ma non esiste purtroppo alcuna terapia efficace.

Il danno all’udito è considerato malattia professionale solo quando è contratto nell’esercizio ed a causa dello svolgimento di specifiche attività indicate dalla legge, o nell’espletamento di lavorazioni accessorie o complementari a queste, purché svolte nello stesso ambiente.

Perché il danno all’udito possa considerarsi malattia professionale deve comportare una apprezzabile diminuzione della capacità di sentire, da valutarsi caso per caso.

Il danno all’udito deve essere riscontrato e certificato dal Servizio di Igiene e Sicurezza del Lavoro dell’Asl, oppure a seguito di visita specialistica su indicazione del proprio medico curante.

Il certificato che attesta l’ipoacusia deve essere consegnato dal lavoratore al datore di lavoro entro 15 giorni dalla visita.

Il datore di lavoro deve dunque trasmettere all’Inail la denuncia di malattia professionale entro 5 giorni dal ricevimento del primo certificato medico, corredata da informazioni in merito all’attività che avrebbe determinato la malattia, le mansioni del lavoratore, gli accertamenti praticati in azienda e l’orario di lavoro.

Successivamente, l’Inail chiamerà a visita il lavoratore e chiederà al datore di lavoro copia del documento aziendale di valutazione dei rischi.

Il lavoratore chiamato a visita dall’Inail dovrà portare con sé:

  • libretto di lavoro;
  • documentazione sanitaria inerente la patologia denunciata;
  • accertamenti sanitari preventivi e periodici svolti in azienda;
  • eventuali attestazioni di invalidità riconosciute in altri ambiti giuridici.

Se la malattia denunciata non è prevista dalle tabelle, l’Inail può avvalersi, in caso di dubbi, della sua struttura tecnica di accertamento del rischio(Contarp) per effettuare indagini ispettive all’interno dell’azienda e quantificarne l’esposizione.

L’Inail, assumendosene i costi, può anche richiedere al lavoratore ulteriori accertamenti sanitari.

Con una successiva comunicazione, l’Istituto assicuratore farà conoscere al lavoratore le sue conclusioni, che potranno accogliere o respingere la richiesta di riconoscimento di malattia professionale, quantificandone il grado di inabilità al lavoro.

Contro le decisioni assunte dall’Inail, il lavoratore può presentare opposizione all’ente stesso.

L’opposizione deve essere presentata presso la sede del domicilio del lavoratore e deve contenere:

  • i dati anagrafici;
  • il riferimento all’evento (numero del caso, data dell’infortunio, data del provvedimento);
  • le motivazioni a sostegno dell’opposizione, allegando il certificato medico dal quale emergano gli elementi giustificativi della domanda.

Il procedimento in opposizione si considera concluso nel termine di 150 giorni (120 per le revisioni).

Il lavoratore può farsi assistere nell’opposizione da un avvocato o dal Patronato.Nel caso in cui l’istanza sia stata rigettata o, se accolta, l’esito non sia soddisfacente, il lavoratore può presentare con la necessaria assistenza di un avvocato, ricorso giudiziale presso il Tribunale del lavoro. Il termine di prescrizione per il ricorso giudiziale è di tre anni e 150 giorni (210 per le revisioni) e decorre dal giorno dell’infortunio.