Salute

OMS, Burnout infermieri è una sindrome. Malattia senza visita Se hai 4 tra i seguenti sintomi

OMS, Burnout infermieri è una sindrome. Malattia senza visita Se hai 4 tra i seguenti sintomi

Burnout, letteralmente esaurimento, indica di fatto un “fenomeno occupazionale”, una “sindrome” che è il risultato di condizione di stress cronico, sul luogo di lavoro, non bene gestita. Questa è la nuova definizione inserita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella nuova revisione (l’11esima per la precisione) dell’International Classification od Disease (Icd) – la tabella globale che racchiude tutte le patologie e le condizioni di salute.

Si tratta della prima volta in cui l’Oms riconosce il burnout come “fenomeno occupazionale” e come “sindrome”. Mentre in passato, nella precedente edizione dell’Icd (l’Icd10), il burnout era sì incluso nella stessa grande categoria, i “fattori che possono influenzare lo stato di salute e il contatto con i servizi sanitari”, tuttavia era inserito nel sottogruppo dei “problemi collegati alla difficoltà di gestire la vita quotidiana”, mentre oggi è incluso nei “problemi associati alla sfera lavorativa e alla mancanza di occupazione”. Insomma oggi il burnout è riconosciuto come un problema occupazionale. Inoltre, in passato aveva una descrizione meno dettagliata, dato che definito soltanto come “stato di esaurimento vitale”.

In ogni caso, l’Oms specifica che, pur essendo nell’Icd, il burnout “non è una condizione medica” o una malattia – come invece riportato da alcune fonti nazionali e internazionali negli scorsi giorni. L’Organizzazione mondiale della sanità precisa infatti che anche nell’Icd il burnout non rientra nella categoria delle “malattie” ma nel capitolo dedicato ai “fattori che possono influenzare lo stato di salute e il contatto con i servizi sanitari”. Ora gli specialisti stanno per iniziare a studiare delle linee guida basate sui risultati scientifici ottenuti finora sul benessere mentale sul luogo di lavoro.

OMS: Siete affetti da burnout?

Inoltre l’Oms fornisce un elenco di sintomi per riconoscere e diagnosticare questa sindrome. In particolare il problema si manifesta su tre livelli. In primo luogo deve essere presente una sensazione di depauperamento delle energie o di esaurimento. Inoltre, si manifesta un aumento della distanza mentale dal proprio lavoro oppure la presenza di sensazioni di negativismo o cinismo relativo al proprio impiego. Infine, c’è una diminuita efficacia lavorativa.

Cosa non è il burnout

L’Oms precisa che nel caso del burnout l’esaurimento si riferisce soltanto alla sfera lavorativa e non deve essere esteso ad altre aree della propria vita. In pratica non si può parlare di burnout se si è affetti da stress cronico in altre situazioni e ambiti, come quello familiare, amicale o relazionale. Anche se alcuni problemi e manifestazioni possono essere in comune, il burnout non deve essere confuso con i disturbi dell’adattamento, che si sviluppano in seguito a reazioni non adattive a fattori stressanti e con i disturbi specificamente associati allo stress (come il disturbo post-traumatico da stress). Sempre per lo stesso discorso il burnout non deve nemmeno essere confuso con disturbi di ansia o legati a paure e fobie e con i disturbi dell’umore, fra cui la depressione.

Salute sul luogo di lavoro

Il lavoro è fonte di benessere per la nostra salute mentale. E un ambiente di lavoro non favorevole può portare a manifestazioni psico-fisiche. Mobbing e molestie sono fra i più comuni problemi riportati sul luogo di lavoro, secondo l’Oms, con un importante impatto negativo sul benessere della persona.

Diversi sono i fattori di rischio collegati al burnout, organizzativi, legati alla comunicazione e alla sicurezza. Fra i principali, segnalati dall’Organizzazione mondiale della sanità (che indica anche quali possibili strategie adottare per migliorare l’ambiente di lavoro) vi sono:

– politiche sanitarie e di sicurezza inadeguate;
– comunicazione e gestione insufficiente;
– partecipazione limitata nel processo di decision making o scarso; controllo sulla propria area di lavoro;
– bassi livelli di supporto ai lavoratori;
– orari inflessibili;
– compiti e obiettivi poco chiari.

A questi problemi si aggiungono un carico eccessivo, attività inadeguate rispetto alle competenze del lavoratore, il mancato riconoscimento (anche economico) del risultato, la presenza di rischi alti (come per i soccorritori), mobbing e molestie psicologiche.

Malattia e visita fiscale

Se tale sindrome, come detto, è causata dalla grande mole di lavoro, il lavoratore può assentarsi dal lavoro mettendosi in malattia. Per farlo è necessario seguire alcuni piccoli accorgimenti come: avvisare preventivamente il proprio datore, sottoporsi a una visita medica per mano del proprio medico di base, assicurarsi che il medico invii il certificato all’INPS e restare a disposizione presso il domicilio indicato, in attesa di visita fiscale. ( tranne se il medico stabilisce che per alleviare la condizione di stress sia meglio uscire e quindi inserisca il codice E) .

Il lavoratore può assentarsi dal lavoro anche nel caso in cui gli venga diagnosticata la sindrome da fatica cronica. In questo caso potrebbe essere facilmente esonerato anche dalla visita fiscale. Perché ciò avvenga, devono essere presenti 4 dei seguenti sintomi, per almeno 6 mesi:

  • debolezza in seguito ad attività fisica;
  • forti disturbi nella concentrazione;
  • faringite;
  • dolori diffusi a livello articolare e muscolare, ma con assenza di infiammazione e gonfiore;
  • stanchezza dopo il riposo;
  • dolori alle ghiandole cervicali, ascellari, linfonodali;
  • cefalea che si manifesta in modo diverso dal consueto.

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