Intervista al sismologo prof. Marco De Santis sui recenti terremoti tra Irpinia e Campi Flegrei. Negli ultimi giorni la Campania ha tremato più volte. Dalla scossa di magnitudo 4.0 registrata sabato sera in Irpinia, fino al sisma di 3.1 ai Campi Flegrei nella notte successiva: un doppio evento che ha inevitabilmente riacceso la paura del terremoto, soprattutto a pochi giorni dal 45° anniversario del sisma del 1980. Abbiamo chiesto al professor Marco De Santis, sismologo e docente di Geofisica all’Università Federico II di Napoli, di spiegare cosa sta succedendo e se ci sia davvero motivo di preoccupazione.
Professor De Santis, cosa ci dicono i recenti terremoti in Campania?
«Sono segnali di un’attività sismica che in realtà è sempre presente nel sottosuolo campano, ma che in queste settimane si sta manifestando in modo più evidente. In Irpinia, ad esempio, la faglia attiva che attraversa l’Appennino meridionale è ben nota e da decenni viene costantemente monitorata. I terremoti registrati negli ultimi giorni, compresi quelli dell’area dei Campi Flegrei, rientrano nei livelli di attività naturale di queste zone, che hanno un’elevata energia tettonica. In altre parole: non sono eventi straordinari, ma nemmeno trascurabili».
Terremoto in Campania, notte di paura tra Irpinia e Campi Flegrei. E’ Allerta massima
Quindi non ci sono segnali di un terremoto imminente o più forte?
«No, non esistono strumenti in grado di prevedere un terremoto. Possiamo però valutare i modelli di sismicità e capire se un’area sta attraversando una fase di maggiore “irrequietezza”. Nei Campi Flegrei, ad esempio, l’Ingv osserva un fenomeno chiamato bradisismo, cioè l’innalzamento e abbassamento del suolo dovuto ai movimenti del magma e dei gas sotterranei. È un fenomeno monitorato minuto per minuto e, finora, non si registrano variazioni anomale tali da far pensare a un rischio immediato».
Ma il sisma in Irpinia ha riportato alla mente il disastro del 1980…
«È comprensibile: la memoria collettiva è ancora viva. Il terremoto del 23 novembre 1980 fu un evento eccezionale per magnitudo e durata, con effetti devastanti. Tuttavia, la scossa di questi giorni è di energia incomparabilmente minore e localizzata a una profondità più superficiale. Ha generato paura, ma non danni strutturali. Oggi, grazie alla rete di monitoraggio sismico e agli standard edilizi migliorati, siamo più preparati di allora. Ma non dobbiamo mai abbassare la guardia».
Cosa si può fare, concretamente, per ridurre il rischio sismico?
«Il rischio zero non esiste, ma la prevenzione resta l’arma più efficace. Bisogna puntare su edifici sicuri, piani di evacuazione aggiornati e informazione corretta. Le scuole e i comuni dovrebbero promuovere esercitazioni periodiche, anche semplici, per far capire ai cittadini come comportarsi durante e dopo una scossa. E poi, è fondamentale non diffondere allarmismi sui social: ogni notizia deve arrivare da fonti ufficiali, come l’INGV o la Protezione Civile».
Quindi la popolazione può stare tranquilla?
«Direi che può stare vigile ma non spaventata. La Campania è una regione complessa dal punto di vista geologico, ma anche una delle più monitorate d’Europa. I fenomeni sismici che osserviamo in questi giorni ci ricordano che viviamo in un territorio dinamico: per questo servono consapevolezza, non paura. Conoscere il rischio significa gestirlo, non subirlo».
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