L’ultimo Imperatore ha posato la corona. Il 19 gennaio, all’età di 93 anni, ci ha lasciato Valentino Garavani, l’uomo che ha inventato una sfumatura di rosso e ha vestito le donne più belle del pianeta. Ma mentre il mondo celebra il genio creativo, i drappeggi e l’alta moda, c’è un’altra storia che merita di essere raccontata. È la storia di un uomo che ha vissuto l’amore con la stessa maniacale disciplina applicata ai suoi abiti: con eleganza, rigore e un rifiuto categorico per l’ostentazione.
In un’epoca dominata dai social e dalle effusioni pubbliche, la vita sentimentale di Valentino appare come un baluardo di un tempo perduto. “Una questione di stile”, come amava ripetere il suo compagno di una vita, Giancarlo Giammetti. Nessun bacio a favore di flash, mai una mano stretta in pubblico. Eppure, dietro quella cortina di riservatezza, Valentino ha amato profondamente, costruendo legami indistruttibili che sono andati ben oltre la fine della passione romantica.
Giancarlo Giammetti: molto più di un amore
Non si può raccontare Valentino senza raccontare Giancarlo. La loro non è stata solo una storia d’amore, ma la genesi di un impero. Si incontrarono nel 1960, in una Via Veneto che brillava ancora dei fasti della Dolce Vita. Valentino, appena tornato da Parigi, era il genio creativo ma fragile; Giammetti era uno studente di architettura con una visione pragmatica.
La loro relazione sentimentale durò dodici anni, ma il sodalizio umano e professionale non si è mai spezzato. Fu Giammetti a prendere in mano le redini economiche della Maison quando tutto rischiava di crollare, permettendo a Valentino di vivere nella sua bolla creativa. Come ha spiegato lo stesso stilista a Vanity Fair anni fa: “Io so fare solo tre cose: vestiti, arredare case e ricevere ospiti. Al resto pensava Giancarlo”.
Il patto di discrezione
Ciò che ha reso unica la loro unione è stata la discrezione assoluta. Giammetti ha spesso ribadito il loro codice comportamentale: l’orrore per l’esibizionismo dei sentimenti. Non si sono mai nascosti, ma non si sono mai “venduti”. Quando l’amore fisico finì, nei primi anni ’70, non ci furono drammi o addii. Semplicemente, il rapporto si evolse in qualcosa di più alto: una fratellanza elettiva, una società di anime che ha attraversato mezzo secolo, vacanze in barca sul T.M. Blue One e successi planetari.
Bruce Hoeksema: l’americano riservato
Se Giammetti è stato il passato e l’eterno presente, Bruce Hoeksema ha rappresentato la maturità. Entrato nella vita di Valentino dopo la fine della storia con Giammetti, l’ex modello americano è una figura avvolta nel mistero, protetta da quel cerchio magico di privacy che circondava lo stilista.
Hoeksema non fu solo un compagno, ma divenne parte integrante dell’azienda, assumendo il ruolo di vicepresidente esecutivo dal 1984 al 2001. Uomo di rara bellezza e di ancor più rara discrezione, Bruce è rimasto al fianco di Valentino negli anni cruciali della vendita del marchio e del ritiro dalle passerelle. Le poche foto che li ritraggono insieme li mostrano sempre impeccabili, distanti fisicamente ma vicinissimi negli intenti. Anche nel momento dell’addio, Bruce era lì, parte di quella famiglia che non ha bisogno di legami di sangue per definirsi tale.
L’anello restituito: il “no” di Marilù Tolo
C’è stato spazio, nel cuore dell’Imperatore, anche per un amore femminile, seppur non corrisposto come avrebbe voluto. È un aneddoto che Valentino raccontò con una punta di malinconia: l’infatuazione per Marilù Tolo.
Lei aveva 17 anni, era un’attrice di una bellezza sconvolgente. Lui ne aveva 27 e perse la testa. Arrivò a regalarle un anello importante, simbolo di una promessa e di un desiderio di unione. Ma quell’anello gli fu restituito. “Ci rimasi molto male”, confessò lo stilista. Fu forse l’unico momento in cui il controllo emotivo di Valentino vacillò di fronte a un rifiuto, dimostrando che sotto la corazza del genio batteva un cuore capace di grandi slanci e grandi ferite.
La “Tribù” e il concetto di famiglia allargata
La vera eredità sentimentale di Valentino Garavani, però, sta nella sua capacità di costruire una famiglia allargata (la sua “tribù”) basata sulla lealtà.
Non ha mai escluso i suoi ex, anzi, li ha integrati. Attorno a sé e a Giammetti ha riunito figure come Carlos Souza (brand ambassador storico), sua moglie Charlene Shorto e i loro figli, Anthony e Sean, di cui Valentino era padrino orgoglioso.
Questa famiglia, allargata a muse, modelle e amici storici, ha vissuto con lui nelle dimore da sogno di Gstaad, Londra e Roma, protetta da mura di bellezza e silenzio. Valentino se ne va lasciando un insegnamento che va oltre la moda: l’amore vero non possiede, non urla e, soprattutto, non finisce mai davvero. Cambia solo forma, come un abito che viene riadattato per restare eterno.
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