Scuola

Bussetti: “La Regionalizzazione si fa, ecco cosa cambierà per docenti e Ata”. Professione Insegnante lancia la petizione

Bussetti: “La Regionalizzazione si fa, ecco cosa cambierà per docenti e Ata”. Professione Insegnante lancia la petizione

La regionalizzazione della scuola si farà: a darne conferma è il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il quale si è detto sicuro di riuscire a convincere i sindacati della bontà del progetto.

Un progetto sul quale potrebbe esserci lo strappo tra Lega e Movimento 5 Stelle poiché quest’ultimi – come confermato dall’onorevole Azzolina prima e dalla senatrice Granato poi – non sembrano essere favorevoli alla regionalizzazione della Scuola. Secondo quanto dichiarato dal Ministro Bussetti, però, non è vero che il Movimento 5 Stelle è contrario su tutta la linea; quindi, le possibilità di trovare un accordo condiviso ci sono e non è detto che ci sarà rottura tra le due compagini.

Con l’occasione il Ministro dell’Istruzione ha fatto chiarezza su quali saranno i modelli di riferimento per la regionalizzazione della scuola: si guarderà a Trentino e Valle d’Aosta, Regioni a statuto speciale alle quali l’articolo 116 della Costituzione riconosce forme e condizioni particolari di autonomia. In attesa di novità e di scoprire quale potrebbe essere la posizione dei sindacati (i quali, secondo la Granato, potrebbero cedere in cambio dei PAS) vediamo cosa potrebbe cambiare in caso di regionalizzazione della scuola, in particolare per insegnanti e ATA.

Bussetti, Regionalizzazione della scuola: cosa cambia per insegnanti e ATA

Nel caso di via libera al progetto di regionalizzazione della scuola verrebbe data la possibilità alle Regioni di differenziare l’organizzazione didattica, in particolare per quel che riguarda programmazioneofferta formativa e percorsi di alternanza scuola-lavoro.

Ad esempio, tra le novità potrebbe esserci quella che concede alla singola Regione la facoltà di decidere – in maniera del tutto autonoma – quanti fondi assegnare alle scuole paritarie; con la regionalizzazione della scuola, infatti, le singole Regioni potrebbero decidere di far propri – decidendo così come meglio utilizzarli – i fondi statali per il diritto allo studio così come quelli utili al riconoscimento del trattamento economico del personale scolastico. In caso di via libera al progetto di regionalizzazione, quindi, verrà data alle singole Regioni la competenza in materia d’istruzione, mentre lo Stato continuerebbe ad individuare le norme generali che ognuna di queste dovrà seguire.

La novità per insegnanti e ATA è chiara: le assunzioni non saranno più effettuate tramite concorsi su base nazionale, ma regionale. Una novità che non preoccupa assolutamente il Ministro dell’Istruzione il quale ha dichiarato di “non vedere il problema per i bandi regionali”. Secondo Bussetti, infatti, è vero che in seguito alla regionalizzazione i concorsi diverrebbero di competenza di ogni regione, ma bisogna ricordare che i bandi regionali sarebbero una “mera riproduzione dei bandi nazionali”. Non ci sarebbero quindi percorsi agevolati per diventare insegnanti – o per essere assunti nel personale ATA – visto che ogni Regione dovrà attenersi alle norme generali fissate dallo Stato.

Con la regionalizzazione dei concorsi anche le graduatorie diventerebbero regionali: questo garantirà agli insegnanti, ma anche agli ATA, di concorrere solamente per i posti vacanti nella Regione d’interesse. Non è ancora chiaro, invece, cosa avverrà sul piano delle retribuzioni: nel progetto della Valle D’Aosta, ad esempio, si legge che bisognerà “definire un relativo statuto giuridico ed economico” per il personale della scuola, lasciando intendere che sarebbe la Regione a decidere sullo stipendio (in base alle risorse a disposizione). Discorso differente per il progetto di regionalizzazione appena presentato dal Friuli Venezia Giulia, nel quale invece l’erogazione degli stipendi – nonché la quantificazione degli importi – resterebbe di competenza statale.

Per saperne di più potrebbero essere determinanti le prossime ore: come spiegato da Bussetti, infatti, nella giornata di oggi si cercherà di sciogliere gli ultimi nodi con il Movimento 5 Stelle, così da arrivare ad un progetto di regionalizzazione che sia condiviso da entrambe le parti.

Movimento 5 Stelle: ecco perché i sindacati potrebbero cedere sulla regionalizzazione

Ad oggi, però, sembra difficile – nonostante le rassicurazioni di Bussetti – arrivare ad un accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle visto che quest’ultimi appaiono particolarmente contrari al progetto della regionalizzazione della scuola. A tal proposito la senatrice Granato ha fatto appello agli insegnanti affinché questi possano mobilitarsi contro il Governo per far capire “a Conte e a Di Maio che la scuola non è fatta solo di alcuni docenti che non vogliono affrontare un concorso pubblico, ma ci sono 800.000 insegnanti in cattedra che dicono ’NO’ alla regionalizzazione”.

Secondo la Granato la colpa della regionalizzazione potrebbe essere degli stessi docenti, i quali sono colpevoli di non aver preteso inflessibilità da parte dei propri rappresentanti su questa questione; sembra infatti, che la regionalizzazione sarà usata dai sindacati come “merce di scambio” per arrivare alla definizione dei PAS, i nuovi percorsi abilitanti per gli insegnanti precari. E aggiunge: “Se in cambio dei PAS i sindacati chiudono un occhio su tutto il resto, noi del Movimento 5 Stelle non abbiamo modo per contrastare la regionalizzazione”.

Professione Insegnante raccoglie 40.000 firme contro la regionalizzazione della scuola

Il dibattito di questi ultimi mesi si arricchisce sempre di nuovi particolari. Ultime le proposte del Friuli Venezia Giulia addirittura appoggiate dal ministro dell’istruzione Bussetti.
Sembra che sulla Regionalizzazione la Lega domini incontrastata la scena politica senza nessuna opposizione neanche da chi storicamente non ha mai digerito una tale proposta.
Il Movimento 5 Stelle non fornisce risposte chiare. Di Maio qualche giorno fa si diceva favorevole,  ma escludeva la Scuola, Bussetti dichiara di andare avanti , dialogando con i sindacati; quelli stessi cui  il 23 aprile  aveva promesso che non la avrebbe proposta. Si capiva che era una mossa tattica  della Lega solo per evitare lo sciopero del 17 maggio, giusto una settimana prima delle elezioni europee.

Forte  di un successo elettorale oltre ogni immaginazione, la Lega sotto la pressione dei Governatori del Nord e del suo elettorato di riferimento  ci riprova, facendo la voce grossa  e fregandosene persino dei propri alleati politici.  Che ci sia un accordo di “non belligeranza”?  Che il M5S decida di evitare lo scontro come contropartita al reddito di cittadinanza tanto  mal digerito dalla Lega e dal suo elettorato? Certo è che sulla quesitone regionalizzazione il governo pare agire esclusivamente per bocca di Salvini e di Bussetti.

Questi ultimi sanno, forse, che un argomento tanto delicato andrebbe discusso in Parlamento? Sanno che un dibattito Democratico è d’obbligo quando si parla di proposte che interessano l’intera Nazione e non solo una sua parte? Sanno che le loro stesse proposte hanno una serie di tratti anticostituzionali? Professione insegnante ha lanciato una petizione contro la Regionalizzazione della scuola, definendone i rischi e le motivazioni del No. La petizione è arrivata a 40.000 firme e procede spedita nonostante il fatto che le scuole ormai siano chiuse. La regionalizzazione passata sempre sotto silenzio con Gentiloni che con un accordo fa fuori il  Parlamento, tenuta sotto silenzio per il primo anno di legislatura per riequilibrare gli equilibri di governo, barattata con una promessa su una sanatoria per il  precariato, contratto, aumento stipendi dei DS e regionalizzazione concertata con i sindacati,  per far revocare uno sciopero, torna all’ordine del giorno in questa estate allorquando il cittadino pensa alle vacanze.

Ecco il link alla petizione.�https://www.change.org/p/giuseppe-conte-no-alla-regionalizzazione-dell-istruzione-pubblica-dello-stato-italiano

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