Tra poche settimane le strade italiane torneranno a riempirsi di coriandoli, carri allegorici e profumo di frittelle. Ma vi siete mai chiesti perché, una volta all’anno, ci mascheriamo e sentiamo che tutto è concesso? Il Carnevale non è solo una festa per bambini, ma una tradizione millenaria che affonda le sue radici in riti antichi e misteriosi, dove il caos doveva regnare sovrano prima di ristabilire l’ordine.
Dai Saturnali romani al “Carne Levare”
Le origini del Carnevale risalgono alle Dionisiache greche e ai Saturnali romani. In quei giorni, l’ordine sociale veniva completamente ribaltato: gli schiavi potevano diventare padroni, i poveri si vestivano da ricchi e ci si lasciava andare al cibo, al vino e ai piaceri della carne. Era un periodo di “sfogo” collettivo necessario per propiziare il nuovo ciclo agricolo.
Con l’avvento del Cristianesimo, la festa ha assunto un nuovo significato, legato al calendario liturgico. La parola stessa deriva dal latino “Carnem Levare” (togliere la carne), indicando il banchetto finale che si teneva il Martedì Grasso, subito prima del Mercoledì delle Ceneri, giorno che segna l’inizio della Quaresima e del digiuno penitenziale.
Le Maschere Italiane: un patrimonio unico al mondo
Se nel mondo il Carnevale è famoso per i colori di Rio, l’Italia vince per la complessità culturale delle sue maschere, nate quasi tutte dalla Commedia dell’Arte nel Cinquecento. Ogni regione ha il suo “eroe” o la sua macchietta:
- Arlecchino (Bergamo/Venezia): Forse la maschera più famosa. Il servo furbo, perennemente affamato, con il vestito fatto di toppe colorate che simboleggiano la sua povertà e allegria.
- Pulcinella (Napoli): L’anti-eroe per eccellenza. Malinconico, ironico, pigro ma geniale nel risolvere i guai. Con la sua maschera nera dal naso adunco e il camice bianco, rappresenta l’anima del popolo napoletano.
- Pantalone (Venezia): Il vecchio mercante avaro e lussurioso, spesso preso in giro dagli altri personaggi.
- Colombina (Venezia): La servetta scaltra e civettuola, spesso compagna di Arlecchino, capace di mettere nel sacco i padroni.
- Balanzone (Bologna): Il dottore saccente e presuntuoso che parla tanto ma non conclude nulla.
Perché ci mascheriamo oggi?
Oggi il Carnevale ha perso parte della sua valenza religiosa, ma mantiene intatta quella psicologica. Indossare una maschera ci permette, anche solo per un giorno, di uscire dai nostri panni quotidiani, di essere qualcun altro e di ridere dei problemi. Che siate a Venezia tra i canali eleganti o a Viareggio tra i carri giganti, il motto resta sempre lo stesso: “Semel in anno licet insanire” (una volta l’anno è lecito impazzire).
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