Dopo due settimane di silenzio, le ruspe sono tornate in azione nell’ex fortino della Banda della Magliana. E mentre si cerca la verità sul giudice Adinolfi, Pietro Orlandi sgancia una bomba sui rapporti tra Chiesa e criminalità.
Il passato oscuro di Roma non smette di tremare. Nella mattinata di ieri, giovedì 18 dicembre 2025, i sigilli sono stati rimossi e gli operai, scortati da Carabinieri e Polizia di Stato, sono tornati a scavare nelle viscere della Casa del Jazz. L’obiettivo ufficiale è trovare i resti del giudice Paolo Adinolfi, svanito nel nulla nel 1994, ma l’ombra che si allunga su Villa Osio è quella, immensa, di Emanuela Orlandi.
La struttura, un tempo residenza di Enrico Nicoletti (il “Cassiere” della Banda della Magliana), nasconde segreti inconfessabili? Secondo Pietro Orlandi, che è intervenuto a Storie Italiane su Rai 1, la ripresa dei lavori non è casuale: «Secondo me sono tornati perché hanno visto qualcosa. C’è una zona particolare che Nicoletti aveva fatto chiudere murandola».
La rivelazione shock: “Il Vicariato impose la vendita al boss”
Ma il vero terremoto arriva dalle dichiarazioni di Pietro riguardanti l’acquisto della villa. Citando un colloquio avuto con Don Domenico, il sacerdote che viveva nella struttura prima dell’arrivo del boss, Orlandi ha svelato un retroscena inquietante che lega il Vaticano alla criminalità organizzata.
«Don Domenico mi ha detto che c’erano altri acquirenti, persone importanti pronte a pagare di più», ha raccontato Pietro in diretta. «Ma fu il Vicariato a imporsi: la villa doveva andare a Nicoletti. Più di una volta fu imposto di accettare solo l’offerta del cassiere della Banda della Magliana». Una rivelazione che, se confermata, aprirebbe scenari devastanti sui rapporti di forza nella Roma degli anni ’80.
Mura alte e pagamenti fantasma
C’è poi il mistero dei lavori. Appena preso possesso dell’immobile, Nicoletti avrebbe innalzato pannelli altissimi. «Perché? Doveva coprire abusi edilizi o nascondere altro?» si chiede il fratello di Emanuela. Inoltre, pare che l’ultima tranche del pagamento non sia mai arrivata ai preti, con misteriosi suggerimenti di “lasciar perdere” la riscossione del debito.
Mentre l’avvocata della famiglia, Laura Sgrò, è attesa nuovamente in Procura, la speranza è che quegli scavi possano restituire non solo resti, ma brandelli di verità su un sistema di potere che ha inghiottito vite innocenti per decenni.
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