Dimenticate la coppia della “Felicità”. Nel salotto di Silvia Toffanin va in scena la Romina furiosa (ma zen): dalle suocere che insultano le attrici ai consigli estetici non richiesti dell’ex marito.
Se pensavate che Romina Power fosse solo tuniche larghe, piedi nudi e spiritualità indiana, l’intervista di domenica a Verissimo vi ha fatto ricredere. Davanti a una Silvia Toffanin pronta a raccogliere confessioni, la cantante ha servito un piatto gelido di vendetta, condito con un sorriso angelico. Il bersaglio? Ovviamente lui, il Leone di Cellino San Marco.
Cellino addio: “Ci andavo solo per la suocera (che mi insultava)”
Il tour nei ricordi inizia con una stoccata geografica. Romina non mette più piede a Cellino San Marco. Il motivo? Non c’è più donna Jolanda. Il rapporto tra le due era idilliaco, una specie di miracolo sociologico, considerando l’inizio. Romina racconta con candore che la cara suocera accoglieva le attrici con un epiteto non proprio nobiliare: «Diceva che erano tutte zo**ole». Romina, con la sua classe, le rispondeva: «Non tutte, dai». Un inizio scoppiettante che fa sembrare le nostre suocere delle sante.
La guerra del Botox: Al Bano e il “ritocchino”
Ma il vero show arriva quando si parla dell’ex marito. Romina svela un retroscena che ha fatto tremare i divani di mezza Italia. Pare che Al Bano, dopo un periodo di lontananza, le abbia suggerito un «ritocchino» estetico. La risposta di Romina oggi è da manuale di guerriglia mediatica: «Io non ho tempo… Forse i ritocchini se li è fatti lui!». Colpito e affondato.
E alla domanda diplomatica della Toffanin sui rapporti attuali, la Power risponde con la sincerità di chi non deve chiedere niente a nessuno: «Sono buonissimi: non lo vedo mai!». Il segreto della pace nel mondo, signori.
Ylenia: la speranza che non si spegne
Il tono cambia, la satira si spegne e lascia spazio al cuore di mamma quando si tocca il tasto dolente di Ylenia. Qui Romina abbandona le armi e torna la madre coraggio che combatte contro i mulini a vento della burocrazia.
Attacca la polizia di New Orleans («ci hanno raccontato la qualunque») e l’FBI, rea di aver snobbato il caso. Romina non usa il passato: per lei Ylenia è viva, forse incastrata in una situazione più grande di lei. «Lo sentirei se fosse morta», dice, affidandosi a quella percezione che va oltre le prove materiali, supportata anche da veggenti e frati. Un dolore che resta lì, sospeso tra il misticismo e la tragica realtà di una madre che aspetta ancora un segnale.
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