Garlasco, Il DNA rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi, per anni considerato elemento centrale nelle indagini legate al delitto di Garlasco, rischia di perdere il suo ruolo di prova principale. La chiave sarà l’udienza del 18 dicembre, durante la quale verranno presentate le conclusioni della perita super partes Denise Albani, incaricata di riesaminare le analisi effettuate nel 2014.
L’attenzione è focalizzata proprio sulla revisione dei dati della precedente perizia, quella in cui le unghie della vittima vennero completamente consumate per permettere gli approfondimenti genetici. Secondo le prime indiscrezioni emerse nell’ultima udienza, e confermate da diverse fonti, i risultati potrebbero avvicinarsi a quelli già ottenuti durante il processo d’Appello bis ad Alberto Stasi.
Garlasco, La perizia del 2014 e il ruolo del cromosoma Y
Nel 2014 il professor Francesco De Stefano aveva individuato sulle unghie un cromosoma Y, ma in quantità insufficiente per attribuire con certezza l’identità di un soggetto. La difesa di Stasi e successivi consulenti avevano invece sostenuto che quel profilo genetico fosse riconducibile all’attuale indagato Andrea Sempio. Secondo De Stefano, la presenza minima di DNA maschile sarebbe compatibile con una contaminazione indiretta, ad esempio il contatto con un oggetto toccato da più persone, e non con una colluttazione. La vittima, infatti, secondo le ricostruzioni scientifiche e autoptiche, non avrebbe avuto il tempo di difendersi prima di essere colpita mortalmente.
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I risultati discordanti e le difficoltà interpretative
Durante le analisi del 2014, il perito effettuò diverse estrazioni rispettando il protocollo, ottenendo però risultati variabili e non omogenei. Alcuni marcatori genetici indicavano tracce maschili minime, altri no, rendendo impossibile una conclusione univoca. Per questo motivo De Stefano decise di non attribuire quel DNA a un soggetto specifico, ritenendo i dati troppo parziali per sostenere un’identificazione certa.
La nuova valutazione della perita Albani
La dottoressa Albani, secondo quanto riferito in udienza il 26 settembre, avrebbe già espresso una prima valutazione: il profilo genetico presente sulle unghie sarebbe parziale, misto e non consolidato. Ciò significherebbe che identifica una e non un individuo, confermando la presenza di cromosoma Y ma senza possibilità di attribuzione certa a Sempio. La perita avrebbe inoltre sottolineato l’incoerenza dei risultati nelle tre estrazioni del 2014 e ha disposto ulteriori comparazioni con altri profili genetici per escludere contaminazioni.
Verso l’udienza del 18 dicembre
Solo dopo la presentazione ufficiale delle conclusioni si potrà capire se quel frammento di DNA possa essere associato alla famiglia di Andrea Sempio o se la sua presenza sia frutto di casualità o trasferimento indiretto. Se le anticipazioni dovessero trovare conferma, la nuova perizia potrebbe rafforzare le conclusioni di De Stefano e ridimensionare il peso delle consulenze successive, riportando il focus investigativo su altri elementi del caso. Non resta che attendere l’udienza decisiva.
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