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Batosta clienti Poste Italiane e conti bancari: Arriva la tassa da 34 euro e ve la scalano dal conto. Ecco cosa fare ora per non pagarla

L’imposta di bollo è una tassa che grava sui conti correnti di tutti i cittadini. Ma ci sono dei metodi per risparmiarla, parzialmente o integralmente. Ma vediamo di cosa stiamo parlando. I cittadini italiani sono oberati di tasse. Bollo auto per la macchina, contributi vari, tagli di stipendio e non solo. Per i titolari di attività commerciali diventano ancora più gravose. Tra le varie tasse, una che sicuramente grava sul bilancio mensile è proprio l’imposta di bollo. Questa colpisce i rapporti bancari e postali di ogni tipo, da quelli personali a quelli aziendali, e frutta milioni di euro ogni anno.

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Ma vediamo anzitutto in cosa consiste questa particolare tassa. introdotta nel 1972 e modificata più volte nel corso degli anni, riguarda tutte le persone che possiedono un conto corrente, che sia questo in banca o in posta. L’importo ammonta a 34,20 euro l’anno per le persone fisiche, 100 euro l’anno per le aziende. In quel periodo l’Italia era al centro di una vera e propria tempesta finanziaria e l’allora Governo Monti, attraverso il Decreto Salva Italia, aveva deciso di introdurre una nuova imposta, per alleggerire le tasche degli Italiani.

L’imposta di bollo riguarda l’anno corrente. Anche aprendo un conto corrente nel mese di dicembre, la tassa viene detratta considerando l’intero anno trascorso, e viene addebitata per lo specifico il giorno 31 dicembre di ogni anno. E’ una imposta che non tiene conto di quanti soldi si tengano nel conto in questione, ma rimane fissa per tutte le tipologie di intestatari. Nel caso in cui si è possessori di più conti correnti o più libretti di risparmio, la tassa deve essere corrisposta per ogni singolo rapporto bancario. Il versamento non viene effettuato direttamente dal contribuente, ma dalla banca che provvede a trattenere la somma dal conto corrente del cliente per poi versarlo allo Stato.

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Ci sono varie eccezioni: parliamo dei conti correnti la cui giacenza media rimanga sotto i 5mila euro. Per giacenza media si intende il calcolo della giacenza effettuato al momento dell’emissione dell’estratto conto. In tal caso, l’imposta di bollo non è dovuta. Quando ad essere presi in considerazione sono vari conti o libretti con la stessa banca, la giacenza viene calcolata in maniera cumulativa su tutti i conti. Se tale addizione supera i 5mila euro scatta l’obbligo di pagare la tassa. Un primo metodo, quindi, per risparmiare sull’imposta di bollo sarebbe quello di mantenere il saldo versato in una banca al di sotto dei 5mila euro. Ma non sempre questo è possibile.

Scopriamo adesso gli altri casi in cui l’imposta di bollo non ci viene addebitata. Il legislatore ha previsto alcuni casi di esenzione: la tassa non viene applicata nel caso in cui il titolare del conto corrente sia un organismo senza scopo di lucro a carattere associativo costituito da piccole e media imprese (Confidi). Non lo pagano nemmeno le pubbliche amministrazioni. Una deroga al pagamento è concessa anche alle persone con limitate capacità reddituali, che abbiano un Isee inferiore a 7.500 euro all’anno.

In questo caso è necessario produrre presso il proprio istituto di credito la certificazione rilasciata dall’Inps. La certificazione deve accertare il limite dei 7.500 euro affinché l’intermediario, che agisce come sostituto d’imposta, non trattenga l’importo annuale. Esentati dal pagamento dell’imposta di bollo ci sono anche i titolari di conto corrente base. Questi tipi di prodotti erano stati introdotti sempre dal Governo Monti per ridurre l’uso del contante ed erano rivolti a fasce socialmente svantaggiate. Questo tipo di conto corrente dovrebbe essere offerto dall’intermediario senza spese.

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