Il Tribunale di Tempio Pausania ha condannato Ciro Grillo, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria a otto anni di carcere. Francesco Corsiglia ha ricevuto sei anni e sei mesi. La sentenza riguarda la vicenda di Porto Cervo del luglio 2019, quando una studentessa italo-norvegese denunciรฒ di aver subito uno stupro di gruppo nella villa della famiglia Grillo. La Procura aveva chiesto nove anni per tutti gli imputati. I giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche e stabilito una provvisionale per le parti civili: diecimila euro per tre imputati e cinquemila per Corsiglia. I risarcimenti definitivi verranno stabiliti in sede civile.
Nessuno degli imputati era presente in aula. Assente anche la ragazza che denunciรฒ i fatti, oggi venticinquenne, che su consiglio della sua avvocata Giulia Bongiorno ha preferito non affrontare il rischio di nuove esposizioni mediatiche. Lโavvocata, allโuscita dallโaula, ha spiegato che la sua assistita รจ scoppiata in lacrime appena ricevuta la notizia della condanna. Ha parlato di un percorso doloroso, fatto di isolamento e giudizi, che ha trovato in questa decisione un senso di giustizia. Secondo Bongiorno, la sentenza dimostra che chi trova il coraggio di denunciare non viene lasciato solo.
Un Processo durato 3 anni
Il processo รจ durato tre anni e mezzo e ha messo al centro la questione del consenso. La Procura ha insistito sulla mancanza di volontร della giovane e sullโincoerenza delle versioni difensive, cambiate piรน volte nel corso delle indagini. Le difese hanno sostenuto invece la tesi opposta. Hanno descritto i rapporti come consenzienti e hanno cercato di minare la credibilitร della ragazza, ricordando episodi precedenti in discoteca e sottolineando presunte contraddizioni.
Il verdetto ha provocato reazioni immediate. Lโassociazione Differenza Donna ha parlato di una decisione che riafferma un principio fondamentale: la violenza sessuale non รจ una bravata, ma un reato gravissimo che colpisce la dignitร e la libertร delle donne. Per le attiviste questa sentenza restituisce forza alla parola delle sopravvissute e conferma che non ci possono essere attenuanti sociali a giustificazione di un atto simile.
Ora si attende il deposito delle motivazioni. Sarร il documento che chiarirร in modo definitivo quali prove i giudici hanno ritenuto decisive e come hanno interpretato le testimonianze e i materiali raccolti. ร quasi certo che le difese presenteranno appello. Il procedimento quindi non si chiude qui. Resta perรฒ un messaggio forte: davanti a una denuncia di violenza il tribunale riconosce la centralitร del consenso e respinge qualsiasi lettura giustificazionista.
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