Delitto di Garlasco, colpo di scena: un supertestimone mette in dubbio lo scontrino di Andrea Sempio. “Quel biglietto non lo prese lui”. Potrebbe essere il dettaglio capace di riscrivere un intero capitolo del caso Garlasco. Lo scontrino del parcheggio di Vigevano, datato 13 agosto 2007 – il giorno in cui venne uccisa Chiara Poggi – è da sempre uno dei pilastri della difesa di Andrea Sempio, il 19enne di allora oggi tornato al centro dell’inchiesta come nuovo indagato per omicidio in concorso.
Ma ora, secondo quanto riportano Corriere della Sera e la Repubblica, quell’alibi potrebbe crollare.
Garlasco, Il supertestimone e il mistero del biglietto
Le nuove rivelazioni arrivano da un supertestimone, considerato attendibile dagli investigatori del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano Moscova, che ha riferito alla Procura di Pavia di avere una conoscenza diretta dei fatti. Secondo il suo racconto, lo scontrino del parcheggio da un euro – emesso alle 10:18 del 13 agosto 2007 – non sarebbe stato ritirato da Sempio, ma gli sarebbe stato consegnato successivamente da un’altra persona. Se quanto dichiarato venisse confermato, l’intera costruzione difensiva dell’indagato e dei suoi genitori – secondo cui quella mattina il giovane si trovava a Vigevano per andare in libreria e non a Garlasco, luogo dell’omicidio – verrebbe completamente ribaltata.
Cosa dichiarò Sempio nel 2017
Durante l’interrogatorio del 10 febbraio 2017, Andrea Sempio aveva raccontato ai pm Mario Venditti e Giulia Pezzinola storia del biglietto: «Quello scontrino è stato ritrovato da mio padre o da mia madre sulla macchina qualche giorno dopo il fatto, quando ero già stato sentito. Mia madre disse: “Per sicurezza teniamolo”. Poi i carabinieri mi chiesero di portarlo e io andai a casa con mio padre a prenderlo».
Questa versione, ritenuta coerente all’epoca, aveva convinto il gip Fabio Lambertucci, che dispose l’archiviazione del fascicolo.
Ma oggi, a distanza di anni, il quadro è cambiato: l’indagine è stata riaperta nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Brescia, dove lo stesso ex procuratore aggiunto Mario Venditti risulta indagato per corruzione in atti d’ufficio.
Perché lo scontrino è tornato al centro dell’indagine
Nella nuova inchiesta coordinata dal procuratore Fabio Napoleone, il ticket del parcheggio è considerato “un elemento sospetto”. Gli investigatori avrebbero rilevato anomalie nella consegna del documento: il verbale del 2008 ne registra la ricezione, ma senza interrompere formalmente l’interrogatorio, una procedura definita “irregolare”. A insospettire ulteriormente i carabinieri è anche quanto avvenuto lo scorso aprile, durante l’interrogatorio della madre di Sempio. La donna – interrogata al Nucleo investigativo di Milano – si sarebbe sentita male proprio mentre le venivano chiesti chiarimenti sulla provenienza dello scontrino e sul suo rapporto con un vigile del fuoco di Vigevano, figura che potrebbe essere coinvolta nella catena di consegna del biglietto.
Lovati, Gallo e le accuse di falsità
Ad alimentare il mistero ci sono anche le dichiarazioni rilasciate in tv dall’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Massimo Lovati, ex difensore di Sempio.
Ospite del programma Ignoto X su La7, Gallo ha affermato: «Se lui continua a usare quello scontrino, va contro un muro: lo scontrino è falso. Lovati sostiene che, se una persona è innocente, non ha bisogno di correre per trovarsi un alibi». Una frase che ha fatto scalpore, soprattutto perché a pronunciarla è stato il legale del legale, in un momento in cui la posizione di Sempio si è fatta sempre più fragile.
Un’indagine in bilico
Se il racconto del nuovo testimone troverà conferma, l’alibi di Andrea Sempio potrebbe essere definitivamente smontato. Le indagini della Procura di Pavia puntano ora a verificare chi avrebbe realmente ritirato lo scontrino e quando quel biglietto è finito tra le mani dei Sempio. Intanto, il fascicolo resta aperto con un’accusa pesantissima: omicidio volontario in concorso, lo stesso reato per cui Alberto Stasi, fidanzato di Chiara Poggi, è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di carcere. Ma a quasi vent’anni da quel 13 agosto, il delitto di Garlasco continua a riscrivere la sua storia, tra nuovi testimoni, versioni in bilico e un enigma che ancora non trova pace.
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