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Rapporto di soli 4 minuti e lei non era vergine, non importa che dicesse di no. La sentenza choc

Rapporto di soli 4 minuti e lei non era vergine. La sentenza choc Rapporto di soli 4 minuti e lei non era vergine. La sentenza choc

รˆ stata ribaltata dalla Corte dโ€™Appello di Ancona la sentenza del Tribunale di Macerata che, nel 2023, aveva assolto un uomo accusato di stupro ai danni di una ragazza di 17 anni. I giudici di secondo grado hanno ora riconosciuto la colpevolezza dellโ€™imputato, condannandolo per violenza sessuale. Una decisione che segna un cambio di passo rispetto al giudizio precedente e che riaccende il dibattito su come i tribunali interpretano il consenso e valutano le testimonianze delle vittime, spesso ancora filtrate da stereotipi di genere e da una cultura dello stupro che, nonostante le conquiste legislative, continua a influenzare le aule di giustizia.

I fatti: una serata del 2019 e un rapporto non consensuale

La vicenda risale al 2019, quando la ragazza, allora minorenne, accettรฒ di accompagnare unโ€™amica a un incontro con due ragazzi piรน grandi. I quattro si spostarono in auto verso un luogo appartato, alla periferia di Macerata. Mentre lโ€™amica e uno dei giovani si allontanavano a piedi, la 17enne rimase in macchina con lโ€™altro ragazzo, lโ€™imputato. Dopo un bacio inizialmente consensuale, la situazione cambiรฒ: il giovane impose un rapporto sessuale completo, ignorando le ripetute richieste della ragazza di fermarsi.

Le parole della sentenza di primo grado: โ€œPoteva immaginare cosa sarebbe successoโ€

Nella sentenza del Tribunale di Macerata โ€” oggi smentita dai giudici dโ€™appello โ€” si leggeva che la ragazza aveva โ€œaccettato di appartarsi in auto in un luogo isolato e scarsamente illuminato, nonostante fosse evidente a chiunque che fossero giunti in quel posto a tale scopoโ€. Il tribunale aveva inoltre sottolineato che la giovane โ€œaveva giร  avuto rapporti sessuali e usava la pillola anticoncezionale, dunque era in condizione di immaginarsi possibili sviluppi della situazioneโ€. Da queste premesse, i giudici di primo grado avevano ritenuto โ€œplausibile che lโ€™imputato abbia approcciato la ragazza nella convinzione del consenso prestatoโ€, minimizzando lโ€™episodio anche attraverso la durata del rapporto (โ€œsolo quattro o cinque minutiโ€) โ€” un dettaglio che, di fatto, finiva per ridurre la gravitร  dello stupro a una questione di intensitร  e tempistiche.

Le motivazioni dellโ€™assoluzione e il ribaltamento in appello

Secondo il Tribunale di Macerata, lโ€™assenza di urla o tentativi di fuga costituiva un indizio del consenso. Eppure, la ragazza aveva spiegato fin da subito di non essere riuscita a reagire per lo shock, di aver detto piรน volte โ€œnoโ€, e di essersi sentita โ€œparalizzata dalla pauraโ€. Una condizione che trova ampio riscontro nella letteratura scientifica sul trauma da stupro, dove รจ noto il fenomeno del freezing: una reazione neurofisiologica di โ€œcongelamentoโ€ che impedisce alla vittima di muoversi o gridare, nonostante la volontร  di opporsi. La Corte dโ€™Appello di Ancona, riesaminando gli atti, ha riconosciuto la violenza sessuale e ha definito โ€œerronea e stereotipataโ€ la valutazione del tribunale di primo grado, fondata su pregiudizi sessisti e su una visione distorta del consenso.

โ€œVoglio farlo con una versione piรน giovane di teโ€. Nota blogger Fa stuprare la figlioletta dal fidanzato

โ€œUna cultura dello stupro ancora troppo radicataโ€

Lโ€™assoluzione del 2023 aveva suscitato forti critiche da parte di associazioni femministe e centri antiviolenza, che avevano denunciato una sentenza figlia di una cultura patriarcale che ancora tende a responsabilizzare le vittime e a cercare attenuanti per gli aggressori. Nel caso di Macerata, il tribunale aveva di fatto trasformato le scelte della ragazza โ€” appartarsi, baciare lโ€™imputato, avere precedenti esperienze sessuali โ€” in elementi di colpevolezza, fino a costruire un quadro in cui lo stupro veniva derubricato a โ€œmalintesoโ€.

Il nodo del consenso e la Convenzione di Istanbul

La sentenza di Ancona riporta al centro la nozione di consenso, come definita dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dallโ€™Italia nel 2013. Secondo lโ€™articolo 36, la violenza sessuale deve essere intesa come qualsiasi atto non consensuale, e il consenso deve essere โ€œdato liberamente come espressione della volontร  della persona, valutato nel contesto e nelle circostanzeโ€. Ciรฒ significa che il silenzio, la paura o la paralisi non equivalgono mai a un sรฌ. E che nessuna condotta o precedente puรฒ mai giustificare o attenuare la responsabilitร  di chi impone un atto sessuale senza consenso esplicito.

Una lezione per la giustizia

Il ribaltamento della sentenza di Macerata รจ piรน di una vittoria giudiziaria: รจ un monito per il sistema legale e culturale. Riconoscere lo stupro significa, oggi, riconoscere il diritto delle donne a dire โ€œnoโ€ in ogni momento, indipendentemente dal contesto, dalle esperienze passate o dalle aspettative altrui. Una veritร  giuridica e morale che la Corte dโ€™Appello di Ancona ha voluto riaffermare, restituendo dignitร  e credibilitร  a una giovane donna che per anni รจ stata giudicata due volte: dallโ€™aggressore e dal tribunale.

 

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