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Maltrattamenti a scuola, Vittorio Lodolo D’Oria: “Ecco l’identikit della maestra “violenta”, età, aspetto e carattere”

Maltrattamenti a scuola, Vittorio Lodolo D’Oria: “Ecco l’identikit della maestra “violenta”, età, aspetto e carattere”. L’ultimo caso è venuto alla luce una settimana fa quando la Polizia di Vittoria (Sicilia) ha arrestato due maestre di una scuola materna, G.G. di 59 anni e C.G. di 54, per maltrattamenti ai piccoli alunni. Le indagini avviate in seguito a una segnalazione ricevuta, hanno registrato sin da subito le gratuite e inaudite violenze fisiche e verbali ai bambini.

Quotidianamente e senza alcun motivo le due donne insultavano, umiliavano, spintonavano, strattonavano e picchiavano le povere vittime indifese che ormai, impietrite, sottostavano ai continui maltrattamenti e vessazioni, senza reagire e senza potere neanche raccontare le angherie subite ai genitori. Tutti i maltrattamenti sono stati videoregistrati. Le due donne sono state sottoposte agli arresti domiciliari. Questa indagine, sottolinea la Questura di Ragusa, “testimonia l’impegno e l’attenzione nei confronti dei più deboli, in particolare dei bambini, spesso vittime silenti di ignobili crimini commessi da adulti, che rischiano di segnare irrimediabilmente lo sviluppo psicofisico di quelli che saranno gli adulti del domani”.

Lodolo D’Oria: ecco l’identikit della maestra violenta

Quest’ultimo episodio ha riacceso il dibattito sull’opportunità di dotare di telecamere asili nido e scuole materne, come strumento di prevenzione delle violenze ai danni di bambini e anziani. Una soluzione che, però, non convince il medico Vittorio Lodolo D’Oria, massimo esperto di burnout e stress da lavoro correlato degli insegnanti. Queste sono le patologie alle quali Lodolo associa l’escalation di violenze nelle scuole.

Un fenomeno in preoccupante crescita, come documentato da una ricerca, la prima del genere in Italia, resa nota da Lodolo D’Oria proprio ieri. Setacciando il web con un apposito motore di ricerca, il medico, ha raccolto i dati di tutti gli episodi di presunti maltrattamenti a scuola nel quinquennio 2014-2018, arrivando fino al mese di gennaio 2019. Complessivamente, i casi sono stati 78 con un totale di 156 docenti indagati (di cui 2 uomini), ripartiti in 9 nidi comunali, 53 scuole dell’infanzia e 16 scuole primarie. Dal 2014, gli episodi sono stati sempre più numerosi e, in particolare, sono triplicati tra il 2015 al 2016 (passando da 8 a 22), mentre a solo a gennaio del 2019 si sono registrati quattro casi.

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Nella grande maggioranza dei casi, l’87%, a sporgere denuncia sono stati direttamente i genitori, mentre sei episodi sono stati segnalati dai colleghi insegnanti, due casi dai collaboratori scolastici e in un solo caso le violenze sono venute alla luce dopo la denuncia del dirigente scolastico. Nell’81% dei casi il reato ipotizzato a carico delle maestre è “maltrattamenti”, mentre per il 19% si tratta di “abuso dei mezzi di correzione”. Spiega Lodolo D’Oria

Mediamente, le indagini con le telecamere posizionate nelle scuole sono durate 67 giorni, con un minimo di 15 giorni di riprese e un massimo di quattro mesi, continua Lodolo D’Oria. Sotto osservazione, il comportamento di insegnanti ed educatrici con un’età media tra i 55 e i 56 anni, in abbassamento tra il 2017 e il 2018, anche se, i casi del 2019 finora registrati, hanno riguardato donne con un’età media di 59 anni.

Vittorio Lodolo D’Oria: “A maltrattare sono maestre anziane non per indole malvagia ma per sfinimento e logorio psichico professionale”

«È evidente la progressione dei casi di presunte violenze con l’aumentare dell’età delle insegnanti – osserva Vittorio Lodolo D’Oria –. Viene così definitivamente a cadere l’ipotesi che i maltrattamenti abbiano luogo per innata “indole malvagia” delle maestre anziché per sfinimento e logorio psichico professionale. Se la causa di tutto fosse infatti “l’indole malvagia” del docente, avremmo un’età media molto più bassa perché l’insegnante sarebbe “cattivo” coi bimbi fin dall’inizio della sua attività. Eppure – osserva l’esperto – solo da poco è stata riconosciuta come “usurante” la professione delle maestre della scuola dell’infanzia».

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I rilievi di Lodolo D’Oria riguardano anche l’utilizzo delle telecamere come strumento di indagine e deterrente ai maltrattamenti. «Le telecamere – osserva Lodolo D’Oria – presentano numerosi limiti sui quali gli stessi giudici operano chiari richiami nei procedimenti giudiziari. La prima riguarda i tempi lunghi di registrazione, quasi che la “pesca a strascico” fosse l’unico criterio d’indagine adottato. C’è poi il problema della selezione delle immagini, di contestualizzare gli episodi e della lettura delle trascrizioni. Tutte operazioni effettuate da non-addetti-ai-lavori che nulla sanno e conoscono di educazione-insegnamento- pedagogia-sostegno alla disabilità in ambiente scolastico.

Lodolo D’Oria: “Le telecamere non aiutano”

Infine – conclude Lodolo D’Oria – le telecamere non aiutano a capire i motivi scatenanti dei maltrattamenti che, come dimostro nella ricerca, risiedono nell’età avanzata delle insegnanti e nella loro usura psicofisica. Su questo dovrebbero lavorare le istituzioni, a partire dal Miur, per tutelare una categoria professionale ingiustamente sofferente ed esposta alla gogna mediatica». Un dirigente dovrebbe accorgersi dello stress da parte della maestra, anche basandosi sulla trascuratezza della propria persona, modo di vestire, capelli. Un cambiamento, in negativo, anche in questo dovrebbe destare preoccupazione e attenzione, soprattutto in maestre over 50.

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