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Morte di Leonardo: Nuove scoperte. Due maestre e una bidella indagate per omicidio 

Morte di Leonardo: Nuove scoperte. Due maestre e una bidella indagate per omicidio

C’è una svolta. Due insegnanti, una di ruolo e l’altra di sostegno, e la bidella, sono indagate dalla Procura di Milano per omicidio colposo per omessa vigilanza in relazione alla morte del bimbo di quasi 6 anni che lo scorso 18 ottobre è precipitato nella tromba delle scale della scuola Pirelli, nel capoluogo lombardo. Il piccolo, che salì su una sedia e fece un volo di 10 metri, morì il 22 ottobre in ospedale.

Il dramma a scuola

Il dramma si era consumato un venerdì mattina alle 9.45. Il piccolo Leonardo Acquaviva, che frequentava la prima elementare sezione C e che a dicembre avrebbe compiuto sei anni, era caduto nella tromba delle scale dal secondo piano ed era finito al -1, facendo un volo di undici metri. Sembra che il bambino fosse fuori dall’aula perché aveva chiesto all’insegnante di andare in bagno e che mentre tornava in classe si sarebbe sporto dalla ringhiera, forse dopo essere salito su una sedia, per poi cadere.

Immediatamente soccorso, il bimbo era arrivato proprio al Niguarda privo di coscienza e con gravi traumi alla testa, al bacino, al femore e probabili lesioni al rene e alla milza. Era stato subito operato per diminuire la pressione intracranica ed era stato trasferito nel reparto di neurorianimazione.

La sedia era incustodita

Sulla dinamica della tragedia ci sono stati gli accertamenti di carabinieri e procura, che hanno verificato se – come sembra – il bimbo sia salito su una sedia con le rotelle che è stata trovata poco lontano dalla ringhiera e che potrebbe essere stata spostata nel trambusto dei soccorsi.

Il piccolo, alto 1,10 metri, non avrebbe potuto scavalcare il parapetto della scala, se non fosse salito sulla sedia che doveva stare in un gabbiotto e che è invece stata lasciata incustodita.

In procura era stato aperto un fascicolo a “modello 44” – cioè senza indagati – per omicidio colposo e omessa vigilanza. Al vaglio dei magistrati c’era quindi il comportamento di maestri e personale scolastico: ora quel  “modello 44” ha i nomi delle maestre e della bidella.

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