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Terremoto in Rai, La Decisione choc: “Costi troppo alti. Ecco gli artisti che saranno licenziati. Bomba anche su Fabio Fazio”

Terremoto in vista per la Rai, che si prepara a una vera e propria rivoluzione a partire da settembre. A comunicarlo è stato l’amministratore delegato Fabrizio Salini in un incontro con i dirigenti in vista dell’organizzazione della prossima stagione televisiva. I cambiamenti interesseranno sia i telespettatori che, più direttamente, le risorse impiegate per la realizzazione dei contenuti.

L’incontro è avvenuto a pochi giorni dal consiglio di amministrazione, che si terrà il prossimo 17 giugno, e che sarà determinante per stilare i palinsesti della stagione 2020/2021. La Rai vuole cogliere l’occasione della rivoluzione imposta dal Covid-19 per aggiustare alcuni punti da sempre in bilico, come la durata dei programmi e i compensi esorbitanti.

La durata dei programmi è uno dei primi punti all’ordine del giorno per Fabrizio Salini, deciso a ridurre la prima serata in favore di un riequilibrio organico del palinsesto. “Qual è il valore aggiunto di una produzione che finisce all’una di notte se non avere un punto di share e dire, il giorno dopo, che abbiamo battuto la concorrenza? Che vantaggio porta?”, si è chiesto l’ad, come riportato dal Corriere della sera. La guerra dello share è sempre più serrata tra i programmi di prima serata, che mettono in atto piccoli stratagemmi per superare la concorrenza.

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Da ormai diversi anni il pubblico a casa si lamenta della durata eccessiva dei programmi, che ormai non iniziano prima delle 21.30 e terminano oltre l’1.00. In questo modo, infatti, le produzioni riescono a “gonfiare” la percentuale di share sfruttando l’abbassamento della platea. Nelle intenzioni di Fabrizio Salini c’è l’idea di attuare una riduzione della durata a partire dall’access prime time, ossia quei programmi che vanno in onda prima della prima serata.

Nel caso di Rai1, per esempio, si tratta dei programmi che vengono collocati tra il Tg1 e il programma della serata. Riequilibrando gli orari dei programmi di access e di prime time, Fabrizio Salini mira a dare un po’ di respiro alla seconda serata, oggi sacrificata dalla durata monstre dei programmi che lo precedono. Se questa sembra essere una rivoluzione epocale per la televisione, che avrà ripercussioni sulle abitudini degli italiani, c’è un altro cambiamento che Fabrizio Salini vorrebbe apportare. Vorrebbe intervenire sui compensi Rai, da anni nel mirino per la loro eccessiva onerosità.

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“Tutti, attori, registi, conduttori e autori devono prendere atto che la situazione è cambiata”, ha spiegato Fabrizio Salini, facendo riferimento alla crisi post Covid che ha colpito inevitabilmente anche la Rai. L’ad ha poi continuato: “Rivedremo la politica dei compensi come la conosciamo fino a oggi. Non dobbiamo avere paura di perdere un artista o un programma. Non c’è bisogno di spargimenti di sangue ma di cogliere un’occasione per cambiare”. Sono parole destinate a creare ben più di qualche malumore e che, stando a indiscrezioni, sembrano annunciare lo stop ai contratti pluriennali.

Proprio in questi giorni, in Viale Mazzini tiene banco la questione Fabio Fazio. Il conduttore pare avrebbe voluto rinegoziare il suo contratto milionario in scadenza nel 2021 per ottenere una ulteriore proroga. I compensi stellari di Fazio, attualmente non giustificati dagli ascolti come spiegato da Miche Anzaldi, potrebbero essere rivisti nella nuova politica di Fabrizio Salini, anche nell’ottica del passaggio del conduttore e del suo Che tempo che fa, da Rai2 a Rai3.

Il contratto di Fabio Fazio è in essere da quando il programma andava in onda sulla prima rete. In quell’occasione era stata costituita ad hoc la società di produzione L’Officina, a metà tra Fabio Fazio e Magnolia, che percepisce dalla Rai un riconoscimento economico per la realizzazione del programma, che si somma al compenso di Fazio Fazio, che supera i 2 milioni lordi annuali. Ma Fabio Fazio non è certo l’unico a percepire un compenso milionario dalla televisione pubblica, che pare sia pronta a una radicale spending review.

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