Giornata cruciale al Tribunale di Pavia. A 18 anni dal delitto, la scienza è chiamata a decidere se riaprire definitivamente il caso o archiviare la posizione del nuovo indagato.
Oggi, giovedì 18 dicembre 2025, i fantasmi di via Pascoli tornano a riempire le aule del Palazzo di Giustizia di Pavia. Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, che sembrava chiuso con la condanna definitiva di Alberto Stasi, vive oggi il suo passaggio più delicato. Davanti alla GIP Daniela Garlaschelli va in scena l’atteso incidente probatorio che vede al centro la figura di Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima, ora indagato.
La battaglia del DNA: contatto o contaminazione?
Il cuore dello scontro tra accusa e difesa è microscopico ma potenzialmente devastante: il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara. La perizia del dottor Albani, depositata lo scorso 3 dicembre, ha confermato una compatibilità con il profilo di Sempio. Ma è sull’interpretazione di questo dato che si gioca la partita.
Per la Procura e per i legali di Stasi (che sperano nella revisione del processo), quella traccia è la prova di una colluttazione, un tentativo disperato di difesa della vittima contro il suo aggressore. Diametralmente opposta la tesi dei difensori di Sempio: quella traccia sarebbe frutto di un “trasferimento indiretto”. Sempio frequentava casa Poggi; il suo DNA potrebbe essere finito su oggetti comuni come telecomandi, tastiere del computer o asciugamani, per poi trasferirsi sulle mani di Chiara senza che i due si siano mai toccati violentemente.
Il mistero delle impronte fantasma
Se il DNA accusa, le impronte sembrano assolvere. Gli accertamenti dattiloscopici affidati ai periti Marchegiani e Di Censo hanno prodotto un risultato netto: nessuna impronta di Andrea Sempio è stata trovata all’interno della villetta dell’orrore. Su sessanta tracce isolate, nessuna corrisponde all’indagato.
Anche l’analisi dei reperti recuperati dalla spazzatura (fermi al 2007) non ha fornito assist all’accusa: l’unica traccia biologica rilevante, trovata su una cannuccia di Estathé, appartiene ad Alberto Stasi, un elemento che però non sposta gli equilibri essendo lui l’allora fidanzato.
Cosa succede ora?
L’udienza di oggi segna lo spartiacque. Il Procuratore Fabio Napoleone attende di incrociare questi dati con le perizie dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo sulla dinamica dell’omicidio e con il profilo psicologico delineato dal Racis. Se il giudice riterrà che la “traccia 33” sotto le unghie e il presunto movente (un’infatuazione non corrisposta) siano solidi, per Sempio potrebbe scattare il rinvio a giudizio, riscrivendo la storia di uno dei gialli più oscuri d’Italia.
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