Scuola

Recite di Natale rovinate: “I genitori pensano più a riprendere col telefono che a godersi l’esibizione”. Da ora vietate i telefonini 

Recite di Natale rovinate: “I genitori pensano più a riprendere col telefono che a godersi l’esibizione”. Da ora vietate i telefonini

Proibire i cellulari ai genitori durante le recite scolastiche. Questa è l’idea della Dirigente scolastica Maria Paola di Cuneo, intervistata ieri a Radio Capital. La preside che dirige un plesso comprensivo con 5 classi per l’infanzia 5 per la primaria, e due classi medie, ha spiegato l’importanza della recita scolastica per famiglie e alunni.

“Un momento di integrazione dove i bambini desiderano mostrare ai propri cari il loro percorso formativo e anche la propria bravura”. “E’ anche vero – ha continuato la Dirigente scolastica – che moltissimi genitori invece di godersi il momento e l’esibizione del proprio figlio, sono impegnati a riprendere col telefonino o a fare foto, non gustandosi appieno il momento in se.

Secondo me sarebbe giusto ripristinare l’operatore che fa un filmino all’intera recita e invece proibire ai genitori l’uso del telefonino durante lo spettacolo. Rivedere la recita del proprio figlio su un dispositivo non da lo stesso effetto e anche per i bambini sarebbe più importante guardare negli occhi i genitori anzichè trovarsi di fronte solo cellulari che spesso nascondono i volti di chi scatta o riprende”.

Vietati telefonini alle recite di fine anno

E la preside non è la sola. Vietati i telefonini allo spettacolo di fine anno, niente smartphone in gita scolastica e nessuna foto social negli eventi pubblici anche all’istituto comprensivo San Martino—Borgoratti di Genova, scuole elementari, dove è partita la crociata “antismartphone”.

Non solo per gli alunni, ma soprattutto per i genitori. Una battaglia lanciata dalle insegnanti durante lo spettacolo di fine anno. «Sotto al palco non si vedevano più le facce delle persone ma solo una distesa infinita di schermi», racconta Loredana Tellini, docente nella scuola primaria Perasso che ha dato il via alla sperimentazione con gli alunni della Quarta elementare. Poi aggiunge: «I bambini erano più impegnati a mettersi in posa che a ricordarsi la parte da recitare.

E i genitori che non riuscivano più a godersi il momento, nascosti dietro al telefono». Così adesso, quando si entra in sala, il cellulare viene messo in tasca e le maestre si occupano di filmare lo spettacolo. Un solo video e qualche foto che, alla fine di tutto, vengono condivisi e distribuiti alle famiglie. E i genitori? In questa battaglia sembrano schierarsi compatti a fianco degli insegnanti.

«Qualche mugugno all’inizio c’è stato ma poi abbiamo capito che era la cosa migliore per i nostri figli — spiega Giulia Castore, madre di Giulio e rappresentante di classe della IV A — E non solo per lo spettacolo. Quando sono andati al museo Egizio a Torino le maestre hanno chiesto di non far portare ai bambini alcun tipo di dispositivo, dal cellulare ai videogames, perché la gita dovrebbe essere un momento di condivisione con i compagni. E la scelta è stata vincente».

Nessun regolamento scritto per cercare di arginare il fenomeno della foto compulsiva. Solo buon senso, spiegano dalla scuola genovese che ha deciso di tutelare gli alunni anche dall’esposizione sui social. Nelle partecipazioni a manifestazioni con altre istituti o a visite guidate i bambini non compaiono in alcuna foto ufficiale, tutelando al massimo la loro privacy. E anche alle scuole medie si tenta di mettere qualche limite. Per gli studenti in gita all’Isola d’Elba cellulari accesi solo alla sera, una volta rientrati in stanza.

«Il rapporto con questi dispositivi è ancora un terreno minato — rilancia il preside dell’istituto Paolo Tocco — Dobbiamo imparare a utilizzarli al meglio, insieme ai bambini e alle famiglie. Servono regole chiare ma la linea dura in questi casi non paga mai. Siamo tutti sulla stessa barca, meglio imparare a navigare insieme».

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