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Vacanze scolastiche riviste: la proposta di Santanchè che divide le mamme (e i professori)

Un banco di scuola vuoto con uno zaino colorato e un calendario sullo sfondo. Un banco di scuola vuoto con uno zaino colorato e un calendario sullo sfondo.

È l’argomento che ciclicamente torna a infiammare le chat delle mamme e i consigli di classe: il calendario scolastico italiano è da rifare? Attualmente, l’Italia detiene il record europeo per la pausa estiva più lunga (quasi tre mesi consecutivi), ma ha pochissime pause durante l’anno. Un sistema che manda in tilt l’organizzazione familiare tra giugno e settembre, ma che ora potrebbe essere rivoluzionato.

A lanciare il sasso nello stagno è la Ministra del Turismo, Daniela Santanchè, che ha aperto a un confronto con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per portare l’Italia verso un “modello europeo”. Ma cosa significherebbe davvero per studenti e genitori?

La proposta: meno estate, più “break” invernali

Intervenendo al Terzo Forum Internazionale del Turismo a Milano, la Santanchè è stata chiara: l’obiettivo è la destagionalizzazione. Attualmente, le famiglie italiane si muovono in massa solo ad agosto o a Natale, creando sovraffollamento e prezzi alle stelle.

«Stiamo lavorando su un modello più europeo, moderno e flessibile», ha dichiarato la ministra. L’idea è quella di accorciare la lunga pausa estiva (magari iniziando prima a settembre o finendo dopo a giugno) e inserire delle pause intermedie durante l’anno (ad esempio una settimana a novembre o a febbraio, come accade in Francia o Germania). Questo permetterebbe alle famiglie di viaggiare in periodi diversi, aiutando il turismo e facendo scoprire l’Italia “minore”.

Mamme e papà divisi: chi gestisce i figli?

Se sulla carta l’idea sembra moderna, nella pratica solleva enormi dubbi organizzativi per le famiglie italiane. Il nostro Paese, a differenza del Nord Europa, non ha sempre un sistema di welfare o campi scuola accessibili durante l’anno che permetta ai genitori (che lavorano) di gestire i figli se la scuola chiude una settimana a novembre.

Il rischio? Che il carico ricada ancora una volta sui nonni o sul portafogli delle famiglie per baby-sitter e centri invernali. Senza contare il problema climatico: le nostre scuole, spesso prive di aria condizionata, potrebbero ospitare le lezioni fino a luglio inoltrato?

La frenata del Ministero dell’Istruzione

Mentre il dibattito si accende, arriva però una precisazione importante. Fonti vicine al Ministero dell’Istruzione, interpellate dall’ANSA, hanno gettato acqua sul fuoco: «Allo stato non ci sono proposte concrete». Il dialogo c’è, ma una riforma del calendario è un meccanismo complesso che tocca contratti sindacali, esigenze didattiche e l’organizzazione di milioni di italiani.

Per ora, dunque, il calendario resta quello classico. Ma la sensazione è che la strada verso il “modello europeo” sia ormai tracciata. Voi sareste d’accordo a rinunciare a un po’ di estate in cambio di più respiro durante l’inverno?

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