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Caso Maria Miceli, il GIP respinge l’archiviazione: nuove indagini sulla “finta dottoressa” e le cure alternative

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Si riapre il fascicolo sulla tragica scomparsa della ballerina e volto tv. Il Tribunale di Milano non accetta di chiudere il caso: bisogna capire se quella “terapia” ha accelerato la fine.

Non cala il sipario sulla dolorosa vicenda di Maria Miceli, la talentuosa ballerina e volto televisivo bresciano scomparsa l’11 maggio 2023 a soli 35 anni, stroncata da un tumore al seno. Quello che sembrava un capitolo giudiziario destinato a chiudersi, ha subito una brusca ed importante svolta pochi giorni fa. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano, Luigi Iannelli, ha detto “no”: l’inchiesta non va archiviata.

Al centro della vicenda c’è l’ombra delle cure alternative e la figura di una 47enne milanese che, secondo l’accusa, si sarebbe spacciata per medico senza averne i titoli, convincendo la giovane ad abbandonare la chemioterapia.

La decisione del GIP: “Indagate per morte come conseguenza di altro reato”

L’ordinanza del 12 dicembre 2025 pesa come un macigno. Mentre la Procura aveva chiesto l’archiviazione lo scorso giugno, il giudice ha ritenuto necessario andare a fondo. La 47enne indagata, che si presentava come “psicoterapeuta, nutrizionista e dottoressa” (senza risultare iscritta ad alcun albo), resta sotto accusa per esercizio abusivo della professione medica.

Ma c’è di più. Il giudice ha ordinato altri quattro mesi di indagini con un obiettivo preciso e inquietante: accertare se esista un nesso causale tra le “cure” somministrate dalla donna e il decesso di Maria. L’ipotesi di reato si aggrava: morte come conseguenza di altro delitto. In parole povere: se Maria non avesse seguito quella dieta a base di integratori e avesse continuato le cure oncologiche tradizionali, sarebbe ancora viva oggi?

L’illusione delle cure dolci e la paura della chemio

La storia di Maria è un dramma che tocca corde profonde. Diagnosticata nel 2018, la ballerina aveva inizialmente seguito i protocolli ospedalieri, per poi interromperli. La paura di vedere il proprio corpo cambiare, di perdere i capelli e la massa muscolare – strumenti essenziali per il suo lavoro nel mondo dello spettacolo – l’aveva resa vulnerabile. È in quel momento di fragilità che sarebbe entrata in gioco la “finta dottoressa”, proponendo un percorso alternativo costoso e, purtroppo, inefficace contro il cancro.

Mentre viene archiviata la posizione di una 67enne coinvolta marginalmente e cade l’accusa di circonvenzione di incapace (Maria è stata giudicata lucida nelle sue scelte), ora la lente d’ingrandimento è tutta sulla presunta professionista abusiva. La famiglia Miceli, tramite il legale Marco Marzari, accoglie con speranza la decisione: “Maria non sarebbe morta in quei tempi e modi se non fosse stata indotta a non curarsi”.

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