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Denise, la confessione choc dopo 17 anni: “Ecco perché la bambina si è lasciata prendere senza piangere”

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Denise Pipitone: la confessione di un investigatore. L’esclusiva della giornalista Ilenia Pietracalvina, viene rilasciata ad Alberto Matano: un investigatore che lavora al caso sin dagli arbori, ma che è voluto restare anonimo, saprebbe come è stata rapita Denise. Vi devo dire che oggi aggiungiamo al nostro racconto un nuovo documento inedito. Si tratta di una testimonianza inedita che racconta qualcosa di nuovo. Rimaniamo nei minuti successivi alla scomparsa di Denise Pipitone. C’è un testimone che racconta qualcosa di preciso e inedito. A parlare è un investigatore che si è occupato del caso già 17 anni fa

Chi ha rapito Denise Pipitone?

L’investigatore anonimo a cui fa riferimento Matano, ha ricostruito la mattina del rapimento di Denise Pipitone, puntando il dito contro Jessica Pulizzi. So chi l’ha presa e in quale luogo. Quello è stato un fatto estemporaneo. L’hanno presa, l’hanno messa e l’hanno portata a casa. Jessica va al mercatino e passa da lì, la prende e la porta a casa dov’è stata vista l’ultima volta la bambina. In via castagnola, sì, dove c’è la casa, proprio lì. Perché quella è a 5 metri da casa di Piera Maggio. Jessica disse anche «A casa ci la purtai» Lei è sicura che non l’ha vista nessuno parlare con la bambina. Lo dice nelle intercettazioni che aveva parlato con la bambina. Lei conosceva e parlava con la piccola.

Denise conosceva Jessica ed ecco spiegato il motivo per cui nessuno si è accorto di nulla. Questa testimonianza, adesso, va chiaramente verificata. Anche se si tratta di una ricostruzione verosimile, suffragata da alcune intercettazioni, non ci sono riscontri ufficiali. Intanto, sempre in televisione, nell’ultima puntata della trasmissione Chi l’ha visto?, l’ex pubblico ministero Maria Angioni, recentemente iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di false dichiarazioni, ha raccontato al telefono con l’inviata della trasmissione cosa è accaduto.

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“Mi hanno contestato – ha spiegato Angioni, che ha chiesto l’archiviazione immediata per queste accuse – che quando mi hanno sentita il 3 maggio, senza darmi i documenti che avevano, infatti io l’ho lamentato, avrei detto delle cose un po’ discordanti da come risulterebbero dalle carte sul caso Denise. Quindi io oggi sono riuscita, grazie al fatto di essere indagata, a poter depositare richiesta di copia di tutti i documenti”.

Sarebbero due le discordanze riscontrate sulle affermazioni di Angioni che ha spiegato di aver tuttavia parlato di mille fatti. “Cioè – ha chiarito l’ex pm, oggi giudice del lavoro in Sardegna – io ho detto che era stata installata una telecamera e che poi non funzionava più e che ne ho dovuto attivare un’altra. Loro mi hanno fatto vedere i documenti relativi alla seconda telecamera. Anche un’altra cosa che io avrei detto, che avevamo sentito a sommarie informazioni. E loro invece mi hanno trovato dei documenti che non contengono quelle dichiarazioni.

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Anche lì devo verificare. Comunque tagliamo la testa al toro. Io il 14 maggio ho presentato un esposto, quindi prima che venisse firmata l’informazione di garanzia. Il punto è questo. Quando mi si è rimproverato: ‘Ma lei parla soltanto dopo 17 anni dalla scomparsa di Denise’, chiaramente io forse adesso penso di potermelo permette di parlare, però ci possono essere dei momenti in cui un magistrato è più giovane, in cui certe reazioni possono essere molto più pesanti”. L’ex pm ha subito personalmente delle minacce tra il 2004 e il 2005, quando era sul caso. Entra anche tu nel gruppo ufficiale di Chi l’ha visto

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