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Ylenia Carrisi, Confessione Bomba del Capo dell’Interpol: “E’ morta ma non si è suicidata. Ecco cosa le è successo, non potevamo parlare prima”

Rivelazioni inedite su uno dei più controversi casi di cronaca alla trasmissione di raitre, “Chi l’ha visto?”. A parlare è il capo dell’Interpol, Enzo Portaccio, e il caso in discussione è la strana scomparsa della figlia di Albano Carrisi e Romina Power, Ylenia, datata 1994 a New Orleans. Portaccio ha ricostruito i primi giorni di indagine dopo la scomparsa. L’Interpol venne allerta dai carabinieri di Brindisi e si mise subito in contatto con i superiori di Washington per avere le prima indicazioni sul da farsi. Poi gli agenti si misero in contatto con la polizia locale che aveva raccolto le prime indicazioni. Indicazioni che diedero subito una pista.

C’era un testimone che aveva visto per l’ultima volta Ylenia. Si trattava del guardiano dell’acquario nei pressi del fiume Mississippi. L’uomo aveva visto una ragazza camminare lungo il fiume con un atteggiamento strano. Gli era sembrata come fuori controllo, come chi assume sostanze stupefacenti. Allora l’uomo si era avvicinato per vedere se aveva bisogno di aiuto, ma la ragazza continuava a ripetergli: |«L’acqua è la mia vita, io appartengo all’acqua».

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Il guardiano rimase colpito da queste parole ma non ebbe il tempo di ascoltare altro visto che la giovane decise di tuffarsi nel fiume. La situazione non sembrava preoccupante visto che il guardiano vide la giovane nuotare tranquillamente ma poi tutto cambiò. La ragazza venne travolta da un’onda generata dal passaggio di un’imbarcazione e, andata sott’acqua, non riuscì più ad emergere. La frase pronunciata sarebbe la stessa che Ylenia diceva sempre da piccola al padre prima di tuffarsi in mare, e questo fa propendere ancora di più sull’ipotesi che la fanciulla sia stata proprio lei.

Si tratta della prima volta che qualcuno rende nota una testimonianza sulla morte della figlia dei due cantanti. Fino ad adesso le autorità avevano mantenuto lo stretto riserbo sulla vicenda perchè non potevano parlarne. Portaccio poi ha continuato raccontando il resto dell’indagine. L’Interpol pensò subito che fosse Ylenia perché corrispondeva alla descrizione sia fisica che dell’abbigliamento che indossava. Indagando gli agenti scoprirono che quella notte aveva affittato una camera con letti separati con un altro ragazzo, Alexander Masakela.Il giovane era già noto alle forze dell’ordine come un musicista di strada consumatore di droghe e all’occasione anche spacciatore per le persone a lui più vicine.

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Un’altra circostanza che sembrava confermare l’ipotesi che Ylenia quella notte fosse sotto l’effetto di droghe come testimoniato dal guardiano. Gli investigatori in quel caso però ebbero le mani legate non potendo arrestare, secondo le leggi americane, il giovane per cercare di carpire dei dettagli e capire se aveva avuto un ruolo nella vicenda. Risultato fu l’abbandono di una pista che sembrava essere tra le più accreditate. Prima di oggi erano state fatte diverse ipotesi su dove fosse finita Ylenia. Alcuni dicevano che fosse in un manicomio a Londra, altri ancora in un convento in Arizona.

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