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Pellicole trasparenti Vs Carta alluminio: Quando usare una e quando l’altra per evitare gravi danni alla Salute. L’allarme 

Questi mesi di quarantena dovuti al Covid-19 hanno avuto anche il vantaggio di farci riscoprire come fare una spesa alimentare più consapevole dovute alle difficoltà di muoversi e alla necessità di fare di necessità virtù con quello che si ha in casa. Il frigo ha accresciuto la sua importanza, ovvero il suo share di gradimento, rispetto a tanti elettrodomestici di ultima apparizione. Questo ha fatto riemergere dei dubbi su come conservare alcuni alimenti nel frigo e, oggi, possiamo confrontare alluminio e pellicole trasparenti. Quale scegliere, perché e cosa non è indicato conservare in uno di questi due prodotti.

Adoro le pellicole per alimenti, sono comode, economiche e credo siano utili per gli alimenti

VERO Conservare e non sprecare inutilmente del cibo è una abitudine giusta per noi e per il nostro pianeta; il cibo che spesso finisce nell’umido non fa che raddoppiare il suo impatto ambientale per averlo prima prodotto e per doverlo smaltire nella filiera dei rifiuti. Conservare è una cosa giusta e le pellicole alimentari sono un qualcosa di flessibile, adattabile a tante necessità, non dipendono dalla misura dei contenitori né dalle porzioni di alimento da conservare, ma come ogni successo da Hit parade hanno il loro lato B spesso poco noto. Per pellicola si intende un polimero plastico, espandibile che può essere a contatto con gli alimenti ed è utile, specie quando l’alimento è porzionato.

Lo scopo della pellicola è proteggere il cibo dall’irrancidimento, dalla luce che ne modifica il colore, dalla perdita dei profumi e degli aromi e dai cambiamenti di sapore e della consistenza del prodotto. In casa trovano sempre più spazio, ma il loro regno è la grande distribuzione con frutta, verdure, ortaggi, carni, formaggi etc. che sono destinati al consumo e che protetti dalle pellicole alimentari impediscono anche contaminazioni batteriche.

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Oggi con le varie problematiche collegate all’epidemia da Coronavirus, la scelta di prodotti cosiddetti “filmati” può darci maggiore sicurezza nei confronti di questi alimenti che frequentemente si consumano senza pelarli o addirittura senza cuocerli ma solo dopo averli ben lavati. La conservazione casalinga adora queste pellicole per avvolgere formaggi, per conservare più a lungo degli ortaggi o anche del pane che oggi è venduto nei supermercati sempre “filmato”. Sulla falsa riga del catering, che fa grande uso di queste pellicole, anche noi siamo abituati a ricoprire tazze, piccoli contenitori etc. e attendere tempi migliori per consumare una salsa speciale o un piccolo avanzo di formaggio o di pasta.

Le pellicole sono state sempre queste, in fin dei conti è solo un film plastico

FALSO A volte ciò che sembra moderno, risale a decenni o a secoli prima. Le pellicole alimentari nascono già all’inizio del secolo scorso con l’arrivo del famoso e trasparente cellophane. Solo poi viene introdotto il polietilene e negli anni Trenta appare il PVC che era economico e facile da usare per cui assunse un ruolo di leader. Purtroppo, la sua produzione industriale richiede l’uso di alcuni additivi di sintesi, necessari per convincere ai singoli pezzi a “polimerizzarsi” e diventare del PVC. Sono questi additivi che si sono poi dimostrati nocivi per l’uomo e che hanno ridotto l’uso del PVC.

Fra i composti pericolosi per la salute dell’uomo si sono ritrovati gli ftalati, il cui scopo era di permettere la modellabilità e la flessibilità massima del PVC che era per queste ragioni perfetto. Gli ftalati hanno, purtroppo, il difetto di tendere a “migrare clandestinamente” negli alimenti specie quelli grassi come i formaggi, contaminandoli in maniera anche rischiosa per la nostra salute.

La legge ha limitati molto l’uso degli ftalati e le aziende hanno sempre più modificato i loro prodotti e oggi l’evoluzione del mercato ha condotto all’uso del polietilene. Quest’ultimo risulta molto più sicuro nel contatto con gli alimenti e si propone con caratteristiche di flessibilità e adattabilità all’alimento leggermente inferiori al PVC ma sufficienti per il suo utilizzo domestico e non.

Uso la pellicola in casa ad esempio per fare patate stufate al microonde, non credo di sbagliare

VERO Il microonde permette di guadagnare del tempo, di avere le mani libere nel fare altro e di riscaldare il “cuore” dell’alimento come tutto ciò che si ama senza limitarsi a riscaldare solo la grezza superficie. Nel caso del microonde, il polietilene è più resistente sia per il suo tempo di uso che per la potenza adottata, se invece osserviamo l’aderenza al prodotto ecco che il PVC torna a far valere le sue prerogative di leader.

L’importante per la nostra salute, è che non siamo presenti additivi rischiosi come gli ftalati o anche del piombo che servono a rendere il PVC quello che è. Le pellicole suggerite per il microonde non danno problemi evidenti e la tendenza dei produttori è di preferire il polietilene. Per i consumatori è la scritta “senza ftalati” che indirettamente ci dice di una pellicola alimentare di polietilene perché il PVC non potrebbe fare a meno di alcuni additivi. Si può consigliare, che, laddove possibile, nel microonde si usino contenitori ad hoc, o in alternativa la pellicola di polietilene.

Alla plastica preferisco la carta alluminio per conservare e cuocere del cibo, è più salubre

FALSO Vari studi scientifici (l’ultimo pubblicato dal Salvagente) hanno dimostrato che l’alluminio, il cui colore, lucentezza e aspetto sembra darci più fiducia anche per essere in natura il terzo elemento dopo ossigeno e silice, non è adatto per cuocere cibi specie se ad alte temperature. Non si possono sottovalutare i rischi della carta di alluminio se usata per alimenti acidi, troppo salati o piccanti oppure cotti ad alta temperatura come sono carni, pesce, cipolle. Rientrano anche frutti come gli agrumi, ortaggi come i pomodori, oppure i sotto sale come capperi e acciughe etc.

I panini da asporto avvolti in carta di alluminio sono migliori al loro arrivo, ma spesso contengono alimenti acidi per le salse a base di pomodoro, spezie piccanti o carni appena grigliate che possono far rilasciare dell’alluminio che poi è ingerito involontariamente. L’alluminio non è, fortunatamente per noi, assorbito bene nell’intestino, ma se ne abusiamo, a lungo andare può dare dei problemi.

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Esiste anche una forma di allergia all’alluminio e chi abusa di farmaci antiacidi o antidiarroici, che contengono dell’alluminio, può introdurre alluminio più di quanto pensi. Ingerire troppo alluminio sembra, da alcuni studi, che aumenti il rischio di ammalarsi di Alzheimer oppure di avere dei danni ossei o delle insufficienze renali che poi si aggravano.

Tutti hanno compreso che la cottura fatta nelle padelle di alluminio ha il vantaggio della velocità di riscaldamento, ma non è bene conservare ciò che è cotto nella padella specie se si tratta di pomodori, per non arricchirlo di alluminio rischioso per la salute. Le padelle di alluminio non vanno in lavastoviglie perché sono aggredite da detersivi e dalle temperature alte, il caffè della moka in alluminio non deve conservarsi a lungo. Eppure accettiamo di conservare alimenti nelle vaschette magari al caldo in macchina sotto al sole, mentre siamo in attesa del turno per andare in acqua, senza battere ciglio.

L’alluminio non è poi così pericoloso per la mia salute

FALSO/VERO L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che potremmo ingerire fino a 140 mg la settimana di alluminio, pesando circa 70 kg, senza problemi, ma addirittura è stato dimostrato che anche 7 volte di più non sembrano dare eccessivi rischi per la salute. L’aumento della quota di cibi da asporto ci porta in tavolo prodotti cotti in alluminio, ad alte temperature per assicurare la sicurezza microbiologica, con tanto uso di salse piccanti o di sale per migliorare sensorialmente il prodotto finito, etc. e tutto ciò facilmente può farci superare la quota di alluminio che ci spetta.

Inoltre, questo metallo già è presente naturalmente nel caffè, nei sughi, nei cereali etc. per cui è meglio evitare di aggiungerne altro. Ridurre questo rischio si può, evitando di conservare gli avanzi nelle vaschette di alluminio se non al massimo per 24 ore, di non usarle per fare piatti molto salati o piccanti o usarle per cuocere sulla fiamma diretta. Posso aiutarmi con una seconda barriera che eviti il contatto diretto alimento/fonte di alluminio, evitare di riutilizzare i contenitori monouso e di graffiare pentole o padelle in alluminio o pulirle con prodotti abrasivi e aggressivi.

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