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FBI al giornalista italiano: “Se non vi mettete in viaggio vi diamo una bomba su Ylenia Carrisi. Non è morta, l’abbiamo incontrata” 

FBI al giornalista italiano: “Se non vi mettete in viaggio vi diamo una bomba su Ylenia Carrisi. Non è morta, l’abbiamo incontrata”

“Chi l’ha visto” sta riparlando della scomparsa di Ylenia Carrisi, figlia di Albano e Romina Power, svanita a New Orleans il 6 gennaio 1964. Il 5 settembre ’94, otto mesi dopo la scomparsa della ragazza, il capo dei servizi segreti di Santo Domingo, De Los Santos, racconta a un giornalista del “Corriere della Sera” di averla incontrata all’hotel Melia, mare di Bavaro, villaggio per turisti stranieri.

Il “Corriere della Sera” pubblica l’intervista: un’intera pagina. Alle 3 di notte il giornalista viene svegliato dalla telefonata di Albano. Non è arrabbiato, ma la voce sembra risentita. Vuol sapere come, dove, quando. “Le conviene parlare con lui, l’ha incontrata. Le do i numeri…”: il giornalista vuol dare una mano al padre affranto. Albano interrompe: “Se ne avrò bisogno li chiederò”. Fine della telefonata. Il giornalista era scivolato per caso nella storia. Lo racconta il giornalista Ippolito Mauri: “Passavo da Santo Domingo nel viaggio verso Haiti. Il colpo di stato del generale Cedras aveva isolato il paese. Frontiere ed aeroporti chiusi.

Ambasciate al riparo nella repubblica domenicana, eppure una piccola compagnia aerea volava a Port au Prince. L’inviato del Corriere è anche lui in volo. Il console Antonio Fonso prova ad impedire il viaggio. “Pericoloso. Se resta le regalo una notizia”. La maschera diplomatica nasconde un capitano dei carabinieri in missione a Santo Domingo per catturare i latitanti di Mani Pulite.

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L’FBI dopo 4 mesi dalla scomparsa cercava ancora Ylenia. Cos’ha questa ragazza per mettere in moto l’Fbi? Una nonna che si dà daffare, Linda Christian, stella della vecchia Hollywood: risposta a De Los Santos dell’agente Usa José Gotti. In un attimo il capo dei servizi segreti la trova al Melia di Bavaro. Il giornalista vuol sapere: “basta una raccomandazione per scatenare la polizia domenicana? “Risponde a muso duro il gendarme del Presidente: “Ci avevano detto che era stata sequestrata e sono andato a controllare”.

Ricordo sbrigativo: non era nascosta in una clinica in attesa di un figlio, sospetto delle voci americane. “Non sono un ostetrico, ma non era incinta. Il pallore mi ha fatto pensare ad una ragazza che fuma o tira qualcosa. Non era prigioniera: la accompagnavano cinque o sei amici, due o tre tedeschi, mi pare un italiano”. Non ha chiesto perché era scappata? “Si figuri se non l’ho chiesto. Ha risposto d’essere maggiorenne e in comunicazione con la famiglia”. E De Los Santos se ne va. Trasmette il rapporto all’Fbi, ma interrompe il racconto.

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Guarda l’orologio. Ha fretta. Vuol sapere qual è l’albergo del giornalista: chiamerà domani. Fonso trascrive i suoi numeri segreti: cellulare e casa. Ma De Los Santos non chiama e tre giorni dopo il giornalista lo va a cercare nel palazzo presidenziale. Pigi Cipelli, compagno di viaggio, vuole fotografarlo. Al cancello del palazzo il nome di Claudio De Los Santos suscita diffidenza. Cipelli e il cronista passano dalle mani di un funzionario all’altro.

L’ufficio stampa vuol sapere se davvero lo hanno incontrato: gli mostrano i numeri privati e cambia umore.”Arriva sempre alle 11 assieme a Balaguer. Aspettate”. Arriva col vecchio presidente a braccetto. Dà un’occhiata da brividi: la presenza dei due italiani lo disturba. Fa segno con la mano di aspettarlo. Li trascina nell’ufficio di un colonnello della guardia presidenziale. Se ne libera con un gesto e parla quasi furioso: “Vi ho detto di aspettare. Ho cose più importanti di questa”. Cipelli fa le sue domande: il giorno preciso dell’incontro con Ylenia: “Fine aprile, primi maggio”.

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Com’era vestita? Finalmente sorride: “In costume da bagno”. Il ragazzo italiano chi era? “Non lo so. Non interessava e poi è corso subito a chiamare i servizi di sicurezza dell’albergo. Non aveva capito chi eravamo”. Apre la porta: “Non fatevi più vedere nel palazzo. Se mai vi chiamerò”. Per controllarne le sue parole e il racconto del console italiano i due italiani vanno all’Interpol: un funzionario apre annoiato un plico sottile. Controlla le carte.

Ripete di aver ricevuto richiesta di indagine dalla Fbi, ma l’indagine non è conclusa. Eppure, provano a dire i reduci dal burrascoso incontro nel palazzo del presidente, Claudio De Los Santos ci ha detto…. Il funzionario chiude con stizza la cartella: “Se avete parlato con De Los Santos, perché venite a far perdere tempo?”. All’hotel Melia il capo della sicurezza ricorda “vagamente “l’episodio, non la ragazza. “Questa?”, Cipelli mostra la foto di Ylenia. “Mi pare…”, sorride.

Articolo, foto: Albano telefona. In un’intervista ad “Oggi” parla “degli sciacalli del Corriere” evitando nomi: “De Los Santos è un privato che si è spacciato per poliziotto. Ci sono cascati. Me l’ha detto l’Interpol”. Nega l’evidenza. Purtroppo per l’ Interpol qualche mese dopo Claudio De Los Santos finisce sui giornali: accuse della moglie di un giornalista domenicano il quale aveva denunciato i trucchi elettorali di Balaguer. Minacciato e sparito. Gli avvocati fanno sapere da Miami: delitto organizzato dal braccio destro del presidente. E per De Los Santos sono cominciati i guai.

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